Brexit, Londra rimette in gioco l'accordo sui cittadini. Ma il vero tema è la City

La premier Theresa May minaccia di non concedere le stesse condizioni a chi arriverà nel Regno Unito nel periodo di transizione. Sullo sfondo, la richiesta di un accesso “speciale” al mercato unico per i servizi finanziari britannici

Cittadini contro finanza. Si potrebbe riassumere cosi' il nuovo braccio di ferro tra il Regno Unito e l'Unione europea nei negoziati sulla Brexit. Il clima disteso di fine 2017, che ha permesso di arrivare a un accordo sulla prima fase delle trattative, sembra oggi un lontano ricordo. La premier britannica Theresa May deve fare i conti con le pressioni interne e con un pezzo del suo partito che l'ha accusata di eccessiva “morbidezza” con Bruxelles. Il risultato è che, nel bel mezzo del suo viaggio in Cina, dove sta cercando di spianarsi la strada nei rapporti con il gigante asiatico per il dopo Brexit, la premier ha detto che i cittadini Ue che arriveranno nel Regno Unito nel periodo di transizione, ossia tra il marzo 2019 e dicembre 2020, non avranno gli stessi diritti di quelli arrivati prima. 

La transizione e i diritti dei cittadini

La questione dei diritti dei cittadini è uno dei punti più sensibili per Bruxelles, tanto che i negoziatori Ue lo hanno posto al centro della prima fase dei negoziati, quella che in pratica ha definito i termini del divorzio. Adesso, le trattative riguardano due fasi: la prima, che va dalla data ufficiale di uscita dall'Ue (29 marzo 2019) al dicembre 2020, è la cosiddetta fase di transizione, che Londra ha chiesto per consentire una Brexit “ordinata”. La seconda riguarda i negoziati sui futuri rapporti tra l'Ue e il Regno Unito. 

Per quanto riguarda la fase di transizione, Bruxelles vuole che sia mantenuto lo “status quo” (tra cui libertà di circolazione e gli stessi diritti attuali per i cittadini Ue che si stabiliranno nel Regno Unito in quel periodo). Invece secondo May, riferisce il Guardian, per i cittadini potrebbero esserci meno tutele, come per esempio un limitato accesso alle prestazioni sociali, ma anche l'obbligo del permesso di lavoro e la registrazione all'arrivo. May ne ha parlato conversando con i giornalisti nel primo dei tre giorni di permanenza a Pechino: ha spiegato che i dettagli sono ancora tutti da negoziare, ma che è "evidente" che deve esserci "una differenza tra coloro che sono venuti prima della Brexit e quelli che verranno quando sanno che il Regno Unito sta uscendo" dall'Ue.

La City e l'accesso al mercato unico

L'irrigidimento sui cittadini Ue, oltre a tamponare le pressioni interne, sembre più un tentativo della premier May di scalfire la linea dura portata avanti dal capo negoziatore di Bruxelles, Michel Barnier, sui futuri rapporti. In particolare, i rapporti commerciali e l'accesso dei servizi finanziari al mercato unico. La City, come è noto, è uno degli asset dell'economia britannica. E il Regno Unito chiede che Bruxelles conceda un “accesso speciale” al mercato unico Ue per i suoi servizi finanziari. 

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Barnier finora ha chiuso la porta a questa eventualità: “Non esiste un unico accordo commerciale aperto ai servizi finanziari. Non esiste”, ha detto prima di Natale. Secondo Politico, pero', qualcosa tra i paesi membri si sta smuovendo. E c'è chi ha valutato l'ipotesi che Londra paghi per avere questo “accesso speciale” al mercato unico. Uno dei principali vantaggi di tale proposta, secondo quanto sostiene Politico, sarebbe che i pagamenti del Regno Unito andrebbero a rimpinguare il bilancio Ue, andando a beneficio di tutti gli Stati membri. Mentre la linea dura potrebbe favorire Francoforte e Parigi, interessate a raccogliere gli “esuli” della City. 

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