Brexit, l'impegno di Juncker: “Lavoreremo fino all'ultimo per evitare un No Deal”

Il Regno Unito è in bilico tra un'uscita senza accordo e un prolungamento dei tempi del divorzio che potrebbe costringere il Paese a partecipare alle elezioni europee

Nel Consiglio Europeo che si terrà il prossimo 10 aprile a Bruxelles "ascolteremo le intenzioni del primo ministro britannico Theresa May e decideremo come procedere. I principi che guideranno la mia azione sono chiari: lavorerò fino all'ultimo momento per evitare un 'no deal'". È la promessa che il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, ha fatto intervenendo nella mini plenaria del Parlamento Europeo a Bruxelles. "I soli che beneficerebbero di un simile incidente - continua Juncker - sono gli oppositori dell'ordine globale basato sulle regole. Gli unici a gioire sarebbero populisti e nazionalisti; i soli a festeggiare sarebbero coloro che vogliono che l'Ue e il Regno Unito siano deboli". Comunque, prosegue, "l'Ue non caccerà fuori a calci alcuno Stato membro. Farò tutto ciò che è in mio potere per evitare una Brexit disordinata e mi aspetto che i leader politici dell'Ue a 27 e del Regno Unito facciano la stessa cosa", ha concluso Juncker.

Londra deve approvare l'accordo entro il 12

Ma la palla in questo momento è nel campo di Londra e non è detto che Theresa May riuscirà ad arrivare a Bruxelles con un piano valido per assicurarsi il ritardo della Brexit. "Il 12 aprile è la data ultima per approvare l'accordo di ritiro" e "se la Camera dei Comuni non si sarà pronunciata entro quella data, nessuna proroga supplementare di breve durata sarà possibile", ha spiegato il presidente, ricordando che quella è la condizione che hanno dettati i leader per concedere un ulteriore rinvio. Se invece il Regno Unito "sarà in grado di approvare l'accordo di ritiro con una maggioranza" entro il 12 aprile, continua Juncker, allora l'Ue "dovrebbe accettare un prolungamento fino al 22 maggio", ma non oltre, altrimenti si rischia la partecipazione del paese alle elezioni europee.

Le elezioni europee

Una ipotesi, quest'ultima, che May, in un question time alla Camera, non ha escluso, affermando che dipenderà dalla capacità o meno del Parlamento di approvare l'accordo sul ritiro. Per il Financial Times l'Europa potrebbe offrire un divorzio a gennaio o ad aprile 2020 anche se questa non dovesse chiedere nei prossimi giorni una proroga con scadenza prima del 22 maggio prossimo. Questo perché si vuole evitare in ogni modo un'uscita brusca "Se si va verso uno scenario di no-deal, potremmo offrire una estensione di circa un anno dell'art.50", ha affermato una autorevole fonte diplomatica, ma questa ipotesi incontra l'opposizione di attori importanti come Parigi, e anche dello stesso Michel Barnier, il capo negoziatore dell'Ue, che ha spesso detto di vedervi dei "rischi".

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Il dialogo con Corbyn

A Londra intanto la premier ha iniziato una difficile consultazione con Jeremy Corbyn per provare a sbloccare l'impasse sulla Brexit, ma gli esiti sono incerti. Di sicuro la mossa ha aperto una frattura tra i conservatori. Due sottosegretari si sono dimessi in polemica con la strategia: Chris Heaton-Harris, sottosegretario alla Brexit, si è dimesso perché contrario all'ipotesi di un nuovo rinvio e Nigel Adams, altro sottosegretario, perché contrario al dialogo con il Labour.

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