Brexit, i negoziati a passo di gambero: “Accordo su divorzio ancora da chiudere”

Questa settimana nuovo round di trattative tra Ue e Regno Unito. Sul tavolo il periodo di transizione e il futuro accordo commerciale. Ma per Bruxelles, occorre ancora definire i dettagli dell'intesa raggiunta a dicembre su diritti dei cittadini, Irlanda e conto del divorzio

Riparte il negoziato Ue-Regno Unito sulla Brexit. E lo fa in salita. Da un lato, la premier Theresa May che ha alzato il tiro sui diritti dei cittadini. Dall'altro, il capo negoziatore di Bruxelles, Michel Barnier, che ricorda che sulla prima fase delle trattative, quella che in teoria si era conclusa di comune accordo al vertice europeo di dicembre, deve essere ancora completata. Sullo sfondo, la questione più spinosa: i rapporti commerciali e finanziari tra Londra e il resto dell'Ue all'indomani dell'uscita definitiva. 

Il nuovo round di negoziati

Temi, questi ultimi, che ufficialmente non fanno parte dell'agenda del nuovo round di negoziati di questa settimana a Londra. Sul tavolo, stando alle carte, c'è il periodo di transizione fra il 30 marzo 2019 e fine 2020. Ma si discuterà anche della questione irlandese. Questione che in teoria faceva parte del pacchetto di accordi di dicembre. Ma Barnier è stato chiaro su questo: “Non dimentichiamo che le discussioni sul ritiro del Regno Unito non sono terminate”. I “progressi sufficienti" realizzati in dicembre su diritti dei cittadini, impegni finanziari del Regno Unito e la frontiera tra Irlanda e Irlanda del Nord non sono "progressi completi", ha spiegato Barnier. Inoltre "dobbiamo trattare tutte le altre questioni della separazione che non sono state ancora oggetto di un vero negoziato" come gli appalti pubblici in corso, la protezione dei diritti personali, le questioni legate alla proprietà intellettuale e la governance dell'accordo di ritiro, ha detto il capo negoziatore dell'Ue. “E' un pacchetto. Senza accordo sull'insieme delle questioni del ritiro non c'è transizione", ha avvertito Barnier.

Il passo di gambero

Insomma, i negoziati sembrano procedere a passo di gambero. Come sui diritti dei cittadini Ue nel Regno Unito, che nella fase di transizione dovrebbero restare immutati rispetto a prima. Ma la premier May ha detto di non essere d'accordo. Bruxelles, dal canto suo, ha stabilito le line rosse da non oltrepassare: per tutta la fase che servirà a Londra per prepararsi a diventare uno Stato terzo per la Ue, varranno le regole comunitarie attuali, l'esercizio del potere giudiziario da parte della Corte di Giustizia Ue e Londra dovrà pure rispettare eventuali nuove norme (sempre nel periodo di transizione naturalmente) che la Ue dovesse decidere. Senza che Londra possa partecipare a tali decisioni. 

La "sovranità" puo' attendere

Questo è un punto delicatissimo, perché di fatto, fino al 2020, il Regno Unito non solo non recupererebbe quella sovranità tanto cara alla retorica dei 'brexiters', ma sarebbe una sorta di membro debole dell'Unione europea, non avendo la possibilità di decidere sulle nuove leggi che dovrà rispettare, anche se per un periodo minimo. 

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A giustificazione della posizione dell'Ue, c'è il fatto che il periodo di transizione è stata una concessione: è stata Londra a chiedere più tempo per la Brexit e questo per cercare una uscita “ordinata” e meno traumatica possibile. 

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