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Il premier spagnolo Pedro Sanchez

Il premier spagnolo Pedro Sanchez

Brexit, dopo l'Irlanda tocca a Gibilterra. La Spagna: "Si cambi il testo o non votiamo l’accordo"

Madrid minaccia il veto sul piccolo territorio d'Oltremare britannico conteso con il Regno Unito. Nuova grana sulla tanto contestata intesa tra Londra e Bruxelles per l'uscita dall'Ue

Trecento anni dopo il Trattato di Utrecht, che ha assegnato il promontorio di Gibilterra alla corona britannica, gli spagnoli vogliono ridiscutere lo status del territorio d’Oltremare britannico con i soli rappresentanti del governo di Londra, senza intermediazioni da parte di Bruxelles. Per questo motivo il Primo ministro Pedro Sanchez minaccia di porre il veto di Madrid sull’accordo raggiunto tra istituzioni Ue e Governo inglese, ritenuto troppo ambiguo dalle autorità diplomatiche spagnole. “Se non ci saranno cambiamenti con riferimento a Gibilterra”, ha dichiarato Sanchez, “la Spagna voterà no all'accordo Brexit”. 

Poche ore prima il ministro degli Esteri spagnolo, Josep Borrel, aveva anticipato l’irritazione di Madrid. “Vogliamo che sia chiaro”, ha evidenziato Borrel, “che i negoziati tra Regno Unito e Ue sulla relazione futura non si applicano a Gibilterra”, sostenendo dunque la trattazione separata della contesa anglo-spagnola. Tale chiarimento, ha spiegato il ministro, va esplicitato “nell’intesa di divorzio e nella relazione futura, altrimenti non possiamo essere d’accordo”.

Il malumore del Governo spagnolo è dovuto in particolare all’articolo 184 dell’accordo sulla Brexit: “Questo articolo è apparso mercoledì, dal giorno alla notte, e non l’avevamo mai visto prima”, ha accusato Borrel. Nelle stesse ore il capo-negoziatore europeo Michel Barnier annunciava che tutti i 27 Paesi Ue avevano dato l’ok alla bozza di accordo in vista del vertice straordinario di domenica 25 a Bruxelles.

Il 96% dei 30mila sudditi della corona britannica che vivono nel fazzoletto di terra a sud della penisola iberica votarono per la permanenza della Gran Bretagna nell’Unione europea. Non poteva essere altrimenti, per un territorio fortemente ancorato all’economia spagnola sul quale entrano ogni giorno circa 10mila lavoratori transfrontalieri. 

Eppure il voto pro-Brexit dei concittadini britannici ha messo i sudditi iberici della Regina Elisabetta di fronte alla prospettiva di un isolamento dal resto della penisola.

L’addio all’Ue da parte del Regno Unito senza un accordo di separazione è un’ipotesi considerata disastrosa sia dagli negoziatori di Bruxelles che dalle controparti inglesi. Lo spettro dei dazi doganali, controlli di frontiera e timbri sui passaporti spaventano tutte le parti in causa. Per questo motivo è ragionevole ritenere che Madrid batterà i pugni a Bruxelles per ottenere ciò che vuole - un tavolo bilaterale per discutere i destini di Gibilterra - senza intenti di far saltare l’intero negoziato.

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