Brexit, Johnson minaccia di non versare 43 miliardi all'Ue. E pensa al voto anticipato

Il premier britannico avverte che in caso di 'no deal' non salderà il debito del suo Paese verso Bruxelles. Mentre a Londra cresce l'ipotesi di elezioni prima del 31 ottobre

Il Regno Unito potrebbe non pagare il conto di 43 miliardi di euro per saldare i propri impegni con l'Ue nel caso in cui non dovesse esserci nessun accordo sulle modalità della Brexit. Lo ha detto il premier britannico Boris Johnson, che ha voluto così alzare la posta in gioco con Bruxelles nel tentativo di rivedere l'accordo sottoscritto da chi lo ha preceduto, Theresa May.

Una minaccia respinta con decisione dalla portavoce della Commissione europea, Mina Andreeva, nel corso di un briefing con la stampa: "Tutti gli impegni assunti dai 28 Stati membri - spiega - devono essere onorati, e ciò vale anche in uno scenario in cui non vi è accordo, in cui il Regno Unito dovrebbe onorare tutti gli impegni assunti durante la sua adesione all'Ue". Un passaggio decisivo "per iniziare una nuova relazione con il piede giusto, basata sulla fiducia reciproca".

Parole che sanno di contro-minaccia. Ma Johnson non ha aperto solo il fronte con Bruxelles: il neo premier deve guardarsi bene anche da quello che sta succedendo in Patria, o meglio al Parlamento, dove la sua linea dura con l'Ue potrebbe venire bocciata. A quel punto, lo scenario più probabile sarebbe il voto anticipato. Un'ipotesi che starebbe trovando il sostegno del suo principale avversario, il laburista Jeremy Corbyn.

Secondo quanto apprende il Guardian, Corbyn appoggerebbe BoJo anche se la data del voto cadesse poco prima del 31 ottobre, scadenza prevista per l'uscita definitiva del Paese dall'Ue. Lo staff di Corbyn e' convinto che una Brexit senza accordo - lo scenario piu' probabile in questo momento - possa essere sventato, assicurandosi una proroga da parte di Bruxelles, anche dopo la riunione del Consiglio europeo del 17 ottobre. Si ritiene che Johnson possa ricorrere a un voto anticipato, qualora il Parlamento provasse a far saltare i suoi piani di 'hard' Brexit, approvando una legislazione che lo costringa a chiedere l'estensione dell'articolo 50 del Trattato sulla Unione europea, per ottenere cosi' un ulteriore rinvio del divorzio. Per chiedere elezioni anticipate, prima della naturale scadenza della legislatura nel 2022, il premier ha bisogno di una maggioranza di due terzi del Parlamento.

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Verrà fatta "ogni cosa necessaria" per evitare una Brexit senza accordo, ha promesso Corbyn. In un intervento pubblicato sul quotidiano 'The Independent', Corbyn ha spiegato che un eventuale no-deal avvantaggerebbe solo i "banchieri" che farebbero profitti a spese degli "elettori britannici". "La battaglia per fermare la Brexit senza accordo non è una lotta tra coloro che vogliono lasciare l'Ue e coloro che desiderano restarne membri", ha proseguito Corbyn, aggiungendo che un'uscita senza accordo lascerebbe il Regno Unito "in balia" del presidente americano Donald Trump e delle grandi corporazioni statunitensi. 
 

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