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Brexit, il Regno Unito minaccia di non pagare il “conto” del divorzio

Lo rivela Politico. Londra potrebbe non onorare gli impegni con l'Ue se Bruxelles alzerà un muro sul nuovo accordo di libero scambio. La premier May vuole rassicurazioni prima della Brexit o potrebbe bloccare i pagamenti

Basta schiaffi in faccia sulle future relazioni commerciali. O Bruxelles la smette di fare melina e dà certezze sul trattato di libero scambio con Londra, o le casse della Regina potrebbero trattenere i 45 miliardi che la premier britannica Theresa May si è impegnata a versare all'Ue per tenere fede agli impegni presi sui vari programmi europei. Il cosidetto “conto” del divorzio

E' quanto rivela il quotidiano Politico sulla scorta delle dichiarazioni di una serie di funzionari britannici che stanno seguendo da vicino le trattative sull'uscita del Regno Unito dall'Ue. Secondo quanto ricostruito, la “arma segreta” che il governo May potrebbe sfoderare nei prossimi giorni per “addolcire” le posizioni di Bruxelles sull'accordo commerciale post-Brexit sarebbero proprio i fondi che nel dicembre scorso Londra si era impegnata a versare nelle casse  europee. Fondi dovuti, sia chiaro, per pagare tutta una serie di programmi e progetti comuni avvallati dal Regno Unito prima del referendum. 

L'accordo commerciale

Ma in queste estenuanti e rancorose trattative, la parola data sembra valere sempre meno. Eppure, è una sorta di “gentlemen agreement” quello che i britannici chiedono adesso all'Ue: la premier May vuole che, prima della data di uscita, ossia il marzo del 2019, ci sia un accordo di massima sul trattato commerciale che governerà gli scambi tra le due sponde della Manica. Questo anche perché, giorno dopo giorno, aumentano le preoccupazioni di diversi settori produttivi sulle conseguenze dei rapporti di scambio con l'Ue e con gli altri partner esteri dopo la Brexit.

Per rispondere alle pressioni interne del mondo imprenditoriale, il Regno Unito ha bisogno di certezze. Formalmente, non potrà firmare un nuovo trattato di libero scambio prima dell'uscita. Ma questo non impedisce che si raggiunga un'intesa prima del marzo 2019. Una eventualità che   l'Ue per adesso non tiene in considerazione. 

Semmai, a Bruxelles si tiene a ricordare che ci sarà un periodo di transizione fino al dicembre 2020 in cui si potrà trovare un accordo di questo tipo, mantenendo in vigore i vecchi trattati comuni con i paesi terzi. E che il “conto” del divozio non c'entri con la Brexit, perché riguarda impegni “legalmente” vincolanti assunti dal Regno Unito. Che resti o meno nell'Ue. 

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