Brexit, Conte avverte: “Prepariamoci anche a un 'No deal'”

Il premier: "Non è quello che mi auguro ma non possiamo escluderlo". May a Londra affronta la rivolta dell'ala dura dei conservatori che affermano che è arrivata alla "killing zone"

Theresa May con il presidnte del COnsiglio europeo DOnald Tusk - Foto European Union

Con il fallimento del tentativo di raggiungere un accordo nell'ultimo Consiglio europeo lo scenario del No Deal è sempre più probabile. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha spiegato che “la posizione dell'Italia, in linea con gli altri Paesi europei, è che sicuramente un accordo conviene”, ma il fatto che non si sia riuscito ancora a chiuderlo “dà una prospettiva all'accordo sempre più difficile”. “Prepariamoci anche a una prospettiva 'no deal', non possiamo escluderla”, ha avvertito il premier spiegando che certamente “non è la prospettiva che l'Italia e l'Ue raccomandano” ma “dobbiamo iniziare a valutare questa prospettiva che io non mi auguro".

May nella "killing zone"

E il clima si fa sempre più incandescente per la premier britannica Theresa May in patria dove deve far fronte alla rivolta dell'ala radicale del partito Conservatore che si fa più dura ogni giorno che passa. Alcuni deputati anonimi dell'ala dei 'brexiteers' sui domenicali hanno parlato di "killing zone" in vista per la leadership della premier, evocandone "l'assassinio" politico con "coltelli" e "cappi". May è attesa in giornata ai Comuni per un nuovo aggiornamento sulle prospettive negoziali con Bruxelles, nel quale ribadirà che l'accordo di divorzio è quasi fatto, ma insisterà anche al suo 'no' al 'backstop' chiesto dall'Ue sull'Irlanda del Nord. Rassicurazioni che tuttavia non placano i falchi, almeno una quarantina di deputati secondo Times e Telegraph, che restano pronti a votare 'no' a un accordo come quello auspicato dalla premier. Proprio dalle loro file salgono anche i toni minacciosi sulla "killing zone" condannati in queste ore da altri esponenti Tory, ma anche figure dell'opposizione laburista quali Yvette Cooper, che - pur nel dissenso da May - bolla come "vile" e incendiario il linguaggio usato contro la premier in questa circostanza e sollecita il partito di governo d'indagare al suo interno per smascherare coloro che lo adoperano.

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La richiesta di un secondo referendum

Ma anche nel Paese cresce la preoccupazione e anche l'opposizione al divorzio. Il movimento 'People's Vote', che sabato ha rivendicato di aver portato in piazza quasi 700.000 persone a Londra nella sua marcia per un (al momento improbabile) secondo referendum sulla Brexit, cerca di far franare il terreno sotto il governo May anche sul fronte dei Conservatori più moderati: sperando - stando al Guardian - in qualche decina di deputati 'incerti' per rafforzare la pattuglia di 8 ribelli anti-Brexit venuti finora allo scoperto nel partito della premier.

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