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Brexit, l'allarme degli economisti britannici: "Senza accordo Pil giù del 9,3%"

Secondo gli esperti del Tesoro di Londra, se il Parlamento non ratificherà l'intesa con l'Ue il rischio è di perdere quasi un decimo della ricchezza nazionale in 15 anni. Ma anche con il "deal" le cose potrebbero non andare per il verso giusto

L'economia britannica potrebbe perdere il 9,3% del Pil nell'arco di 15 anni qualora il Regno Unito lasciasse l'Unione europea senza un accordo. Ma anche se lo scenario politico peggiore dovesse essere evitato, il divorzio avrà comunque un costo che potrebbe arrivare fino al 3,9% del Pil.

E' quanto si legge nel rapporto redatto dal governo di Londral. Dati che erano stati implicitemente anticipati questa mattina dal ministro delle Finanze britannico, Philip Hammond, su Bbc Radio 4: "Da un punto di vista puramente economico, lasciare l'Ue avrà un costo - aveva detto - perché ci saranno ostacoli al nostro commercio. Ciò che la premier Theresa May sta cercando di fare è minimizzare questo costo". Parole che sembrano un messaggio all'ampio fronte della maggioranza di centrodestra che ha mal digerito l'accordo raggiunto da May a Bruxelles e ratificato dagli altri Stati membri dell'Ue.

L'accordo potrebbe venire bocciato dal Parlamento britannico e provocare un terremoto politico che gli economisti di Londra descrivono come l'ipotesi peggiore per il Paese. Anche perché colpirebbe in modo diseguale il Regno: in uno scenario senza accordo, il Nord-Est dell'Inghilterra sarebbe la regione più colpita, seguita dalle West Midlands, dal Nord-Ovest e dall'Irlanda del Nord. Londra, invece, avrebbe i contraccolpi minori. La paura è che, una volta fuori dall'Ue e senza il target di Bruxelles da additare come “nemico”, la distanze regionali e sociali possano allargarsi. 
 

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