Netflix e Amazon Prime stanno uccidendo il cinema

Il palinsesto fai-da-te piace sempre di più agli europei. Tra le resistenze contro i nuovi canali e le norme sull’uscita dei film, l’Osservatorio del settore audiovisivo traccia un futuro incerto per il grande schermo

Le trasmissioni in streaming e i servizi video on demand - come Netflix, Amazon Prime Video e Hbo - hanno sconvolto gli equilibri e le regole del settore cinematografico che, in Europa come negli Stati Uniti, si trova a dover rincorrere l’offerta di film e programmi TV a basso prezzo. A farne le spese sono soprattutto le sale cinema, il cui costo del biglietto si aggira intorno ai 7,10 euro a film, pochi spicci in meno di quanto costa un abbonamento mensile alle piattaforme on demand che offrono migliaia di pellicole e serie TV. Una vera rivoluzione nella diffusione di contenuti video che - secondo l’ultimo rapporto dello European Audiovisual Observatory - avrebbe spinto la crescita esponenziale dei servizi on demand e streaming del +45,7% nel solo 2018. Nello stesso periodo il numero di ingressi nei cinema dei 28 Stati dell’Ue è ulteriormente calato del -2,9%, confermando il trend negativo degli ultimi anni.

Uscita nelle sale e nel piccolo schermo

A cambiare, oltre ai rapporti economici tra domanda e offerta, sono anche i tempi d’attesa che vanno dall’uscita dei film al cinema alla messa in vendita del DVD o della distribuzione on demand. Il caso di scuola citato dal rapporto è quello del film “Roma”, ambientato in Città del Messico e diretto da Alfonso Cuarón, vincitore del Festival di Venezia e di tre Premi Oscar. L’uscita della pellicola su Netflix, che ha permesso lo streaming globale per oltre 130 milioni di utenti, fu accompagnata da forti polemiche del settore cinematografico, da sempre ostile alla diffusione dei film sul piccolo schermo a breve distanza dalla “premiere” nei cinema. 

La "resistenza" di Cannes

I premi vinti da “Roma” hanno avuto anche l’effetto di sdoganare le pellicole d’autore prodotte dalle piattaforma on demand, ancora oggi bandite dal Festival del cinema di Cannes. “È chiaro che operano due scuole di pensiero molto distinte - si legge nello studio - proteggere l'integrità di un'uscita cinematografica iniziale e l'intera struttura delle “finestre” (tra uscita al cinema e distribuzione, ndr), o distribuire film seguendo le possibilità tecnologiche offerte dallo streaming online per una consegna più immediata”.

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La crisi del grande schermo

Al netto del dibattito, i dati del settore parlano chiaro: il ritardo temporale tra l’uscita al cinema e la distribuzione on demand si è ridotta nel mercato statunitense dalle 17 settimane nel 2012 alle 12,3 settimane nel 2018. Un trend che spaventa sempre di più il settore dei cinema, capace di reinventarsi sotto diverse sfaccettature - dai piccoli teatri d’essai ai grandi multisala - ma la cui sopravvivenza sarebbe seriamente in pericolo una volta venuta meno la possibilità di proiettare i film in anteprima rispetto al piccolo schermo. 

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