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Martedì, 21 Marzo 2023
Neutralità / Svizzera

La Svizzera impedisce alla Danimarca di inviare carri armati in Ucraina

I mezzi corazzati sono di sua fabbricazione, Berna aveva precedentemente vietato l'invio a Kiev del materiale bellico venduto alla Germania

Il governo svizzero ha respinto la richiesta della Danimarca di fornire all'Ucraina circa 20 carri armati fabbricati nella confederazione come parte di un contingente per aiutare Kiev a fronteggiare l'invasione russa. Secondo l'emittente televisiva nazionale Rts, la Segreteria di Stato per gli Affari Economici (Seco), un ente governativo del Paese responsabile delle esportazioni di armi, ha bloccato la consegna dei carri armati Piranha III all'Ucraina perché non è in linea con la politica di neutralità del Paese, che vieta la spedizione di armamenti in zone di conflitto.

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Sebbene i carri armati siano stati inizialmente acquistati dalla Danimarca, Berna esige che gli acquirenti di armi elvetiche richiedano l'autorizzazione prima di un'eventuale riesportazione. In seguito all’invasione russa voluta da Vladimir Putin, la Svizzera ha dato una svolta inaspettata alla sua tradizionale politica di neutralità, aderendo alle sanzioni economiche e finanziarie dell'Ue contro Mosca e finendo per essere inserita nell'elenco dei Paesi considerati "ostili" dal Cremlino.

Il paese, spiega Politico, sta subendo una forte messa alla prova della sua neutralità, dal momento che alcune autorità della nazione si sono espresse a favore del passaggio di armi agli Stati europei, seppur a determinate condizioni. Tiana Moser, la leader del partito dei Verdi in parlamento, si è dichiarata favorevole all’invio di materiale bellico, in quanto, ha spiegato alla Rts, non si tratta tanto di esportazioni dirette di armi, quanto piuttosto di trasmettere armi "a un Paese che si sta difendendo da un aggressore". Ad aprile, la Svizzera ha già respinto una richiesta simile da parte della Germania, che in quel caso riguardava munizioni di sua fabbricazione per i carri armati antiaerei Gepard. In quell’occasione la Seco aveva spiegato che l’invio di materiale bellico è legalmente impossibile: in base alle leggi elvetiche sulle armi, l'autorizzazione non viene rilasciata se "il Paese destinatario è implicato in un conflitto armato interno o internazionale".

Tale prassi però non ha impedito alla stessa Svizzera di autorizzare che le sue munizioni vendute al Regno Unito, anche queste per veicoli corazzati, finissero in Ucraina. L'anomalia, segnalata dal quotidiano SonntagsZeitung, avrebbe una giustificazione: la legge svizzera fa una distinzione tra l'esportazione di materiale bellico finito a Stati e il subappalto di pezzi singoli ad aziende private. In quest'ultimo caso una dichiarazione di non riesportazione non è necessaria. Nel caso in questione, la decisione di esportare queste armi anticarro e i relativi moduli svizzeri che le compongono spetta esclusivamente alle autorità britanniche. Secondo Berna, il caso citato dalla SonntagsZeitung riguarda munizioni esportate a una società in Gran Bretagna, dove vengono montate su armi anticarro Nlaw (Next Generation Light Anti-Tank Weapon).

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