Black Lives Matter vuole far 'sparire' Penny Lane, la via resa celebre dai Beatles

Imbrattata a Liverpool la targa della strada della famosa canzone, l'accusa è che sia dedicata a un mercante di schiavi, ma non c'è certezza. Il sindaco si oppone al cambio del nome: "Quello che dobbiamo cambiare sono le cause delle disuguaglianze nella società"

Foto da Twitter - Daily Mail

A Penny Lane c'è un barbiere e tutti quelli che passano lo conoscono e lo salutano. All'angolo c'è un banchiere che non mette mai l'impermeabile, neanche quando piove, e una bella ragazza vende papaveri, e a guardarla sembra faccia parte di uno spettacolo teatrale. Penny Lane is in my ears and in my eyes. Penny Lane è nelle mie orecchie e nei miei occhi.

La strada amata da McCartney e Lennon

Così descrivevano i Beatles una delle strade di Liverpool che gli era più cara, immortalandola in una delle loro canzoni più celebri. Il brano fu scritto da Paul McCartney che da ragazzo ci passava spesso, essendo la fermata di un autobus che era solito prendere. “È una canzone un po' nostalgica dedicata a un posto che io e John Lennon frequentavamo. Dovevo sempre scendere a quella fermata per andare a casa sua e lui lo stesso per venire da me e così era un posto che entrambi conoscevamo, e così notammo i dettagli raccontati nella canzone”, spiegò in un'intervista.

Il mecante di schiavi James Penny

Ma quella via rischia di sparire per sempre, o meglio quello che rischia di sparire è il suo nome. Penny Lane è finita infatti nel mirino di Black Lives Matter perché si pensa che il nome della strada derivi da quello del mercante di schiavi del XVIII secolo James Penny. Una delle targhe della via, che è diventata un luogo di pellegrinaggio dei fan dei Beatles, è stata imbrattata con la scritta “razzista”.

Statue e strade nel mirino del movimento

Come negli Stati uniti, dopo la brutale uccisione di George Floyd anche nel Regno Unito si sono moltiplicate le manifestazioni del movimento antirazzista, e domenica scorsa a Bristol è stata abbattuta la statua dello schiavista Edward Colston, un gesto descritto dallo stesso sindaco della città, il laburista di origini giamaicane, Marvin Rees, come “poesia storica”. Da allora tutti i simboli del passato colonialista del Regno Unito sono stati presi di mira. A Oxford gli studenti hanno chiesto la rimozione della statua di Cecil Rhodes, uno dei principali responsabili del colonialismo in Africa meridionale, e a cui fu intitolata addirittura una colonia, la Rhodesia appunto. L'Università però non vuole liberarsi della statua dell'uomo che, grazie alla fondazione da lui creata, ha permesso a centinaia di studenti (adesso anche neri) di poter beneficiare di importanti borse di studio. A Poole è finito addirittura nel mirino Robert Baden-Powell, il fondatore del movimento dei boy scout, dopo che si è scoperto che nel 1937 incontrò degli emissari di Hitler per discutere una sorta di gemellaggio tra gli scout e la hitlerjugend, cosa poi mai accaduta ma che comunque è bastata a macchiargli la reputazione. L'uomo è anche accusato di alcune atrocità nella Seconda guerra boera, alla quale partecipò come ufficiale, come quella di aver fatto morire di fame 2mila africani per sfamare le sue truppe, un'accusa però smentita dal suo biografo, come quella di essere un simpatizzante di Hitler.

Il dibattito

In tutta l'Inghilterra molti consigli comunali hanno lanciato delle revisioni della toponomastica cittadina e delle statue, per decidere quali mantenere e quali eliminare. Il dibattito su come conservare la memoria storica e allo stesso tempo non dare l'impressione di voler celebrare personaggi che hanno sostenuto lo schiavismo o il colonialismo è acceso.

Il sindaco difende Penny Lane

Il sindaco di Liverpool da parte sua non ha intenzione di cambiare il nome alla strada a cui la cittadinanza (e tutti i fan dei Beatles) è molto affezionata. Anche perché il Museo internazionale della schiavitù della città ha sostenuto di non essere certo che sia dedicata al mercante di schiavi. In un accorato appello sui social, il primo cittadino laburista Joe Anderson ha sostenuto che “il dibattito e la discussione attorno a Black Lives Matter non riguarda solo statue e nomi delle strade, ma deve riguardare anche il modo in cui vogliamo cambiare le cause delle ineguaglianze e delle iniquità della nostra città”. Il primo cittadino si è detto “frustrato e arrabbiato” per lo sfregio della targa di Penny Lane e ha detto che gli autori del gesto avrebbero potuto farlo in altre strade della città come Huskisson Street, Parr Street o Bold Strees, che sono “assolutamente e chiaramente dedicate a persone che hanno beneficiato della tratta degli schiavi”.

Combattere le disuguaglianze

“Certo è importante avere un dibattito sui nomi di strade, edifici, sulle statue e le facciate dei palazzi”, ha detto assicurando che tutto questo sarà fatto in consultazioni lanciate con la comunità Bame (Black, Asian, and minority ethnic) in particolare e quella cittadina in generale, in una discussione che però “reale e onesta”, ma pacata e “non polarizzata dagli opposti estremi”. A suo avviso l'obiettivo finale deve restare capire come rendere la società e la città “più ugualitaria per tutti quelli che ci vivono”.

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