I Paesi più ricchi non vogliono mettere mano al portafoglio per il Bilancio Ue

La Commissione propone un aumento dei contributi per gli Stati con un reddito nazionale lordo superiore, ma Germania, Austria, Svezia, Paesi Bassi e Danimarca si oppongono

Nella battaglia del Bilancio Merkel e macron sono su due fronti diversi - foto Consiglio europeo

Come spesso succede, quando si tratta di soldi, le discussioni a Bruxelles (ma non solo) si fanno sempre più complicate. Il Vertice comunitario di questa settimana si è concluso con un nulla di fatto sul prossimo bilancio pluriennale dell'Unione europea, quello per il periodo 2021-2027. “Nessun orientamento, nessuna guida per le prossime mosse da parte del Consiglio europeo”, sono state le laconiche parole con cui il presidente uscente della Commissione, Jean Claude Juncker, ha liquidato la discussione dei capi di Stato e di governo.

Le divisioni

A dividere gli Stati membri la volontà dell'esecutivo di fare sì che chi è più ricco aumenti i propri contributi alla cassa comune e rinunci ai cosiddetti 'rebate', ossia le correzioni volute dal Regno Unito ormai in uscita e di cui hanno usufruito anche altri, tra cui Germania e Olanda. Un gruppo di Stati, definiti ormai comunemente 'Stati frugali', insiste per ridurre il livello del bilancio europeo all'1% del reddito annuo lordo (rnl) dell'intera Ue rispetto alla proposta della Commissione dell'1,1% del rnl. Si tratta di Austria, Svezia, Paesi Bassi, Danimarca e Germania. Questi Paesi temono che anche a un livello dell'1% del reddito nazionale lordo il bilancio post-Brexit porti a un aumento dei loro contributi all'Ue di circa il 20% e per questo insistono sulla permanenza del rebate. Un altro gruppo di Stati difende la proposta di base e alcuni vogliono andare oltre, con l'Italia tra questi. Il Parlamento europeo chiede l'1,3% del rnl della Ue mentre la presidenza di turno finlandese propone una forchetta fra l'1,03 e l'1,08%. Per non parlare poi del Gruppo di Visegrad (Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Polonia) che respinge l'idea di collegare l'uso dei fondi Ue al rispetto dello Stato di diritto.

Le frecciate di Macron

Per la precisione, la Commissione chiede un contributo complessivo di chi ha un Rnl sopra la media Ue pari allo 0,91%, mentre a chi sta sotto questa soglia viene chiesta una quota pari allo 0,90%. Uno schema del genere comporterebbe una spesa maggiore per Germania e Olanda, tra gli altri. Mentre l'Italia, che è appena al di sotto della media Ue in quanto a Reddito nazionale lordo, ne potrebbe trarre dei vantaggi. Il presidente francese Emmanuel Macron ha puntato il dito contro Berlino, con cui ha divergenze riguardo all'apertura dei negoziati di allargamento per Albania e Macedonia del Nord. “Gli stessi che ci dicono di voler allargare affermano di volere un budget all'1 percento”, ha dichiarando, paragonando poi l'allargamento a un sandwich. “Quando il panino è più grande e mettiamo meno burro, dobbiamo spalmare il burro” così tanto che “smettiamo di vederlo e stranamente alla fine non c'è più il suo sapore”.

Le conseguenze della Brexit

Il problema del tetto del bilancio dei 7 anni è aggravato naturalmente dalla Brexit che creerà un buco di circa 14 miliardi l'anno. La Finlandia, che tiene la presidenza di turno della Ue con il compito di trovare i compromessi sui singoli dossier, punta a ridurre il contributo degli Stati aumentando i fondi nelle poste classiche (agricoltura e coesione) sacrificando però le nuove poste (digitalizzazione dell'economia, innovazione, sicurezza interna ed esterna). Lo scontro durerà a lungo. Oggi ne hanno discusso per la prima volta i capi di Stato e di governo. C'è tempo per decidere ma non poi troppo. La prospettiva di un accordo entro dicembre non viene ritenuta credibile.

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