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I big del petrolio scommettono sulla plastica: cittadini e Governi incapaci di farne a meno

Nonostante la volontà di ridurre l’usa e getta, i consumi crescono in tutto il mondo, trainati dai Paesi in via di sviluppo. Ma gli analisti avvertono: “L’economia circolare invertirà il trend”

Calo del prezzo del petrolio e crollo dei consumi di carburante durante i mesi più acuti della crisi del coronavirus hanno convinto i grandi produttori di 'oro nero' a scommettere sulla plastica, puntando sull’incapacità di Governi e consumatori di rinunciare agli articoli usa e getta. È quanto emerge da uno studio di Carbon Tracker, think tank finanziario sull’impatto della transizione energetica dalle fonti fossili a quelle rinnovabili. 

Nonostante il trend in crescita del comparto, gli studiosi ritengono “probabile” che “la domanda di plastica raggiunga il picco quando il mondo inizierà a passare da un sistema di plastica lineare a uno circolare e i Governi agiranno per raggiungere gli obiettivi climatici”. “L’implicazione - aggiungono gli esperti - è il picco della domanda di petrolio e centinaia di miliardi di dollari di spese bloccate per il settore petrolchimico”.

Le materie plastiche attualmente rappresentano meno del 9% della domanda globale di petrolio. Ma secondo gli analisti la crescita della domanda di greggio degli ultimi anni è dovuta soprattutto all’aumento della produzione di plastica. L'industria ora prevede di investire almeno 400 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni per aumentare del 25% l’offerta delle cosiddette plastiche vergini, quelle non riciclate e con delle caratteristiche che la rendono adatta a specifici prodotti.

Guardando ai consumi attuali, la strategia dei big dei carburanti di puntare sul settore petrolchimico sembra più che giustificata. La produzione di plastica è infatti aumentata di circa il 4% ogni anno dal 2000 a oggi e il rapporto afferma che la maggior parte delle aziende del settore si aspetta che il trend in crescita continui, con gli Stati in via di sviluppo a fare da traino nei consumi. 

“L'industria della plastica, nella sua previsione di un raddoppio della domanda nei prossimi 10-20 anni, sta scommettendo sul fatto che la società non riuscirà a trovare alcuna soluzione per ridurre, sostituire o riciclare la plastica”, sostiene Kingsmill Bond, autore del rapporto. Una prospettiva “irragionevole”, denuncia l’analista all’agenzia Afp, che permetterebbe all’industria “di continuare a fare per i prossimi 50 anni quello che hai fatto negli ultimi 70 anni”, ovvero “inquinare impunemente”.

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