Domenica, 24 Ottobre 2021
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La Bielorussia non accetterà più rimpatri di migranti dall'Ue: "Toglieteci le sanzioni"

La commissaria europea agli Affari interni Johansson: "Lukashenko è disperato. Vuole destabilizzarci, ma ha fatto male i suoi calcoli"

La Bielorussia ha deciso che non accetterà più i rimpatri dei migranti che sono entrati irregolarmente nell'Unione europea attraverso i suoi confini. La mossa serve a fare pressione su Bruxelles affinché vengano eliminate le sanzioni imposte al Paese governato da Alexander Lukashenko. L’ex Stato sovietico ha approvato la sospensione dell’accordo con l’Ue sul rimpatrio dei migranti, formalizzando la proposta fatta nel mese di giugno dal presidente. Da ora in poi, dunque, la nazione non sarà più obbligata a riammettere i migranti che hanno attraversato il suo territorio prima di fare il loro ingresso in Europa. Lukashenko ha motivato la decisione sostenedo che il Paese non sarebbe in grado di sopperire ai costi relativi all’emergenza migratoria e che i fondi destinati a quello verranno ora utilizzati per compensare l’impatto delle sanzioni impostegli da Bruxelles. Il ministro dell'Interno Ivan Kubrakov ha affermato che questa è una "misura temporanea" e si è detto pronto a riammettere i migranti non appena si saranno "normalizzate le relazioni".

Scontro con i paesi vicini

Il blocco dei rimpatri causerà ulteriori tensioni con i Paesi vicini, ovvero Polonia, Lituania e Lettonia. La situazione al confine è estremamente difficile, i tre paesi Ue hanno dichiarato lo stato di emergenza e  hanno schierato eserciti e polizia per impedire il passaggio dei rifugiati. Per questi ultimi, che spesso rimangono bloccati adesso per giorni alla frontiera in attesa di trovare un modo per oltrepassarla, la situazione si degrada di giorno in giorno a causa dell’abbassamento delle temperature che ha già causato la morte di cinque persone. La Polonia in particolare ha scelto la linea dura, respingendo le persone al confine e impedendogli di procedere con le domande di asilo, attirando così le critiche dei gruppi per i diritti umani e della Chiesa cattolica.

Marcin Przydacz, vice ministro degli esseri polacco, ha affermato che il governo di Varsavia starebbe lavorando all’estero per avvertire i potenziali migranti che il confine del Paese con la Bielorussia è sigillato e evitare così che queste persone intraprendano il viaggio. L'esponente del governo di Varsavia ha sostenuto che "Lukashenko si sta vendicando dell'Ue scatenando una guerra ibrida e usando i rifugiati per ricattare apertamente le autorità europee”.

La reazione dell’Ue

Le stesse accuse al governo di Minsk sono state mosse dalla commissaria europea agli Affari Interni Ylva Johansson, secondo cui Lukashenko starebbe sfruttando i migranti per tentare di "destabilizzare" l'Ue, facendo nel contempo "un sacco di soldi" alle loro spalle. Durante la plenaria tenutasi a Strasburgo ha affermato che quest’anno gli arrivi irregolari provenienti dalla Bielorussia sono stati oltre seimila contro i circa 150 dello scorso anno. Secondo la politica svedere il governo di Minsk avrebbe messo in atto una vera e propria tratta di esseri umani in modo tale da mettere pressioni su Bruxelles. Secondo lei i numeri dei migranti sono eccessivamente elevati considernado il fatto che “la Bielorussia non è un Paese sotto pressione migratoria: normalmente le persone chiedono asilo dalla Bielorussia, non in Bielorussia”. Johansson ha poi sostenuto che Minsk farebbe arrivare i migranti, principalmente provenienti da Irak, Congo Brazzaville, Camerun e Siria, in viaggi organizzati dall'agenzia di viaggi statale, facendoli alloggiare in hotel statali e facendogli depositare somme di molte migliaia di dollari che non vengono restituite. Il governo è accusato di attirare a Minsk le persone, che vengono poi trasportate attraverso il confine in furgoni senza insegne, da persone con uniformi senza insegne. La commissaria ha poi concluso affermando che “Lukashenko è disperato perché le sanzioni fanno male. Vuole destabilizzare l'Ue, ma ha fatto male i suoi calcoli".

Le sanzioni

Le sanzioni sono state inflitte alla Bielorussia in seguito a quelle che sono state ritenute ripetute violazioni dei diritti umani da parte del governo. La situazione nel Paese è precipitata dopo le elezioni dell'agosto dello scorso anno quando le proteste e le manifestazioni dell'opposizione e le accuse di brogli hanno scatenato una forte repressione da parte delle autorità. Da allora circa 35mila persone sarebbero state arrestate in Bielorussia e si pensa che più di 150mila siano scappate nella vicina Ucraina. Il gesto più eclatante però Lukashenko, che governa ininterrottamente la nazione dal 1994, cioè dalla dissoluzione dell'Unione sovietica, lo ha commesso lo scorso maggio quando ha ordinato a un jet da combattimento Mig-29 di costringere un aereo civile della Ryanair ad atterrare Minsk, dirottandolo mentre volava sulla Bielorussia nel suo percorso da Atene a Vilnius, in Lituania. Le autorità hanno motivato la decisione affermando di aver ricevuto un allarme bomba, ma poi hanno arrestarono uno dei passeggeri, Roman Protasevich, fondatore di un media di opposizione, e la sua compagna. È stato allora che le pressioni internazionali contro il Paese si sono intensificate. Sanzioni contro la Bielorussia non sono state imposte solo dall’Ue ma anche da parte di Usa e Regno Unito

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