Benzina, per l’Ue l'imposta regionale è illegale

Secondo Bruxelles, l’Irba non è conforme alle regole comunitarie. Due mesi di tempo per rimuovere o cambiare l’imposizione fiscale per evitare la procedura d’infrazione

Un contenzioso tra Ue e Italia potrebbe andare a colpire uno dei tasti più dolenti per l’opinione pubblica italiana, ma anche un'importante voce in capitolo per il bilancio statale. L’Irba, Imposta regionale sulla benzina per autotrazione, è infatti finita nel mirino della Commissione europea, che non la ritiene conforme alle regole comunitarie in materia di tassazione sui carburanti. Roma e gli enti locali avranno ora due mesi di tempo per venire incontro alle norme Ue o accantonare l’imposta ritenuta illegittima una volta per tutte. Se ciò non verrà fatto, dovrà vedersela con la Commissione davanti ai giudici della Corte di giustizia dell’Unione europea

Il quadro normativo

“Gli Stati membri - ricorda la Commissione nel consueto bollettino delle procedure d’infrazione in corso - possono prelevare altre imposte indirette sui prodotti sottoposti ad accisa, purché siano rispettate due condizioni”. La prima di queste prevede l'imposta venga riscossa “per fini specifici”, mentre il secondo requisito prevede la semplice conformità “alla normativa dell'Unione in materia di accise o di imposta sul valore aggiunto”. 

La presunta violazione 

“La Commissione ritiene che, nel caso dell'Irba, questi due requisiti non siano soddisfatti”, taglia corto Bruxelles, facendo riferimento alla normativa comunitaria in materia di accise sui carburanti. L'Irba è stata introdotta nel 2012 e corrisponde a circa 2 centesimi al litro. I ricavi vengono riscossi direttamente della Regioni. 

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