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Domenica, 14 Aprile 2024
Il caso / India

In Europa sempre più benzina dall'India (ma è russa)

L'import di carburanti da Nuova Delhi è in netto aumento. Ma il petrolio usato proviene da Mosca. Borrell: "Così si evadono le sanzioni, dobbiamo agire"

Sempre più benzina e diesel prodotti dall'India raggiungono l'Europa e gli Stati Uniti, in sostituzione di quelli russi, su cui gravano le sanzioni occidentali. Peccato che il greggio usato dalle raffinerie indiane provenga in buona da parte da Mosca. Un commercio che, in sostanza, consente ai giganti del petrolio controllati dal Cremlino di aggirare l'embargo imposto dall'Ue il 5 febbraio scorso. La denuncia arriva direttamente dalla Commissione europea: "Bruxelles è a conoscenza del fatto che le raffinerie indiane acquistano importanti volumi di greggio russo a basso costo poi raffinato e trasformato in carburanti da vendere a prezzo pieno in Europa", ha detto Josep Borrell, alto rappresentante dell'Ue per la politica estera, in una intervista al Financial times.

La denuncia di Borrell

Il tema è spinoso, perché mette in luce le difficoltà che l'Unione europea sta riscontrando nel far attuare le sanzioni contro la Russia. Il nuovo pacchetto di misure restrittive elaborato da Bruxelles, l'undicesimo dall'inizio della guerra in Ucraina, dovrebbe servire proprio a colmare le lacune che stanno consentendo a Mosca di continuare a finanziarsi grazie ai suoi prodotti energetici, oltre a rifornirsi di tecnologie fondamentali per il suo esercito. Cina e Turchia sono state già messe nel mirino, ma adesso la Commissione vorrebbe aggiungere l'India alla lista dei Paesi da colpire per il loro sostegno (diretto o indiretto) al Cremlino.

''Se il diesel o la benzina stanno entrando in Europa  (...) in provenienza dall'India, e sono prodotti con petrolio russo, si tratta certamente di un'elusione delle sanzioni e gli Stati membri devono adottare misure", ha affermato Borrell. Il sospetto è quasi una certezza: l'India è diventata uno dei maggiori acquirenti di greggio russo dall'invasione dell'Ucraina. Prima del conflitto, le raffinerie indiane raramente acquistavano petrolio da Mosca. Tra il 2022 e i primi mesi del 2023, c'è stato un vero e proprio boom: dei 4,6 milioni di barili al giorno che Nuova Delhi importa, quasi 1 milione provengono adesso dalla Russia, secondo i dati di Kpler e Vortexa riportati da Reuters. In parallelo, l'export di benzina e diesel indiani verso l'Europa è passato da una media di 154.000 barili al giorno a circa 200mila barili. Oltre ad aumentare le esportazioni verso l'Europa, l'India ha anche incrementato le spedizioni di gasolio verso gli Stati Uniti.

Il paradosso del price cap

A rendere ancora più paradossale il cortocircuito è il fatto che le raffinerie indiane starebbero facendo lauti affari grazie non solo all'embargo ai prodotti petroliferi russi, ma anche al tetto al prezzo del petrolio russo imposto dal G7. Questo price cap ha reso il greggio di Mosca meno costoso sul mercato internazionale: l'India lo acquista, lo raffina, e poi lo vende in Europa, con ottimi margini di guadagni. "Che l'India acquisti petrolio russo, è normale. E se, grazie alle nostre limitazioni sul prezzo del petrolio, l'India può acquistare questo petrolio molto più a buon mercato, beh, meno soldi ottiene la Russia, meglio è - ha dichiarato Borrell - Ma se lo usano per essere un centro in cui il petrolio russo viene raffinato e i prodotti derivati vengono venduti a noi, dobbiamo agire".

Le parole e i commenti di Borrell arrivano alla vigilia prima di un incontro con il ministro degli Esteri indiano, S Jaishankar, dove verrà sollevata la questione. È probabile che anche il primo ministro indiano Narendra Modi subisca pressioni da parte dei leader del G7 al vertice in Giappone, dove la questione dell'evasione delle sanzioni sarà argomento di discussione. 

 

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