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Venerdì, 24 Giugno 2022
Attualità

La vita che vorremmo: perché il metaverso non è solo una rivoluzione tecnologica

Facebook lo ritiene la nuova frontiera post Internet, Google teme che possa essere un far west rischioso

Lo sentiamo nominare sempre più spesso, anche se non è ancora del tutto chiaro cosa sia, principalmente perché non esiste ancora nei fatti: il metaverso pare sul punto di rappresentare la prossima rivoluzione tecnologica, almeno a sentire i suoi araldi. Tra questi, quello più in vista è sicuramente Mark Zuckerberg, che sta investendo fiumi di dollari sulla nuova realtà virtuale iperconnessa, tanto da intraprendere un rebranding di Facebook, che cambia nome in Meta. Ma la costruzione del metaverso non è solo un’impresa tecnologica: sarà anche una ciclopica operazione commerciale, i cui contorni sono ancora sfuocati ma che promette margini di profitto molto invitanti per tutte le aziende che vorranno scommetterci. A meno che, naturalmente, non si dimostri l’ennesima bolla multi-miliardaria del capitalismo digitale.

Da Facebook a Meta

Mark Zuckerberg si è autoproclamato uno degli araldi della nuova realtà virtuale, e la sua posizione fa sì che qualunque cosa dica venga sempre ascoltata con grande attenzione, a prescindere dal fatto che poi si dimostri corretta o meno. Ora l’azienda di Menlo Park vuole fare un passo in più e mettersi in prima fila nella costruzione del metaverso, per cui si è reso opportuno un rebranding – anche se i critici sostengono che la vera ragione della mossa siano i recenti scandali legati ai cosiddetti Facebook papers. Zuckerberg ha ricordato il significato della parola “meta” in greco (“oltre, al di là”), spiegando che il nuovo nome “simboleggia che c’è sempre di più da costruire, e c’è sempre un nuovo capitolo della storia” e che “il futuro andrà oltre qualunque cosa possiamo immaginare”. Meta riunirà dunque la “famiglia di app social” dell’azienda, tra le quali Facebook, Instagram e Whatsapp, che saranno parti integranti del metaverso, ma anche altre compagnie come Oculus (che produce visori a realtà virtuale).

La visione di Meta

Il 37enne newyorkese descrive il metaverso come “il successore dell’internet mobile: un set di spazi digitali interconnessi che ti lascia fare cose che non puoi fare nel mondo fisico”. Secondo Zuckerberg, “la prossima piattaforma sarà ancora più immersiva: un internet incarnato dove sei nell’esperienza, non la stai solo guardando”, e sarà contraddistinta da “una sensazione di presenza, come se fossi proprio lì con un’altra persona o in un altro posto”. Sarà una rivoluzione nel modo in cui facciamo praticamente tutto: “potrai teletrasportarti istantaneamente come un ologramma per essere in ufficio senza percorrere il tragitto, ad un concerto con gli amici, o nel soggiorno dei tuoi genitori per chiacchierare”. Inoltre, “potrai spendere più tempo su quello che ti interessa, risparmiare il tempo nel traffico, e ridurre la tua impronta ecologica. Pensa a quante cose fisiche possiedi oggi che potrebbero essere semplicemente ologrammi in futuro. La tua tv, il tuo impianto di lavoro perfetto con schermi multipli, i tuoi giochi da tavolo eccetera: invece di cose fisiche assemblate in fabbrica, saranno ologrammi progettati da creatori in tutto il mondo”.

Infrastrutture digitali 

Alla base del metaverso sta ovviamente la capacità tecnologica per realizzarlo. Dai visori a realtà virtuale (VR) ai Google Glass o gli HoloLens, passando per giochi a realtà aumentata (AR) come Pokémon Go o più immersivi come Fortnite, le infrastrutture tecnologiche e digitali su cui costruire questa nuova dimensione virtuale sono già in fase di sviluppo. Ma per poter avviare un sistema sufficientemente ampio e interconnesso, servirà del tempo e molti investimenti. Zuckerberg è fiducioso che nel giro di un decennio al massimo il metaverso potrà essere realtà: se è pur vero che alcuni suoi “pezzi” lo sono già, è forse ancora presto per salutare l’alba di una nuova era di interazioni virtuali.

Un mondo nuovo? Come s’intuisce, se questo progetto andasse in porto si tratterebbe di una rivoluzione totale, molto più che una semplice “rivoluzione tecnologica”. Verrebbero alterate le modalità con cui interagiamo con il prossimo ma anche quelle con cui ci rapportiamo al mondo fisico. Si concluderebbe, di fatto, quel percorso iniziato decenni fa da Internet: creare un mondo completamente artificiale, in cui poter avere delle esperienze complete e, almeno in parte, “slegate” dal mondo reale. Che poi questo “mondo nuovo”, virtuale, dialoghi semplicemente con quello reale o addirittura lo sostituisca, non cambierebbe il dato più eclatante: la realtà fisica non sarebbe più l’unico possibile, perché potremo abitare anche quella digitale, non con i nostri corpi materiali ma con avatar e ologrammi.

Il potenziale economico

È chiaro che, in un contesto simile, si moltiplicherebbero le frontiere del profitto e nascerebbero nuove modalità di azioni commerciali. Ad esempio, attraverso gli avatar si potranno acquistare biglietti per eventi, vestiti, prodotti di vario genere e molto altro ancora. Inoltre, una serie di attività (tradizionali o meno) saranno disoonibili online. Tutto questo avrà bisogno di sostenersi su un’economia “virtuale”, che per Jensen Hang, Ad di Nvidia (una delle maggiori compagnie di chip grafici al mondo) “diventerà (…) più grande della nostra economia attuale”.

Una stima di Bloomberg Intelligence dello scorso luglio prevede che entro il 2024 l’intero “mercato” del metaverso possa arrivare a valere qualcosa come 800 miliardi di dollari. Altre stime vanno molto più al ribasso, indicando poco sopra gli 80 miliardi i possibili guadagni (che però sono diversi dal valore dell’intero indotto) per le aziende coinvolte nella realtà virtuale. Nel dubbio, diversi colossi del tech cinese hanno già iniziato a seguire l'esempio di compagnie come Facebook/Meta, Microsoft e Nvidia, investendo ingenti capitali nello sviluppo del metaverso e registrando i propri marchi in borsa. Peraltro, è lecito aspettarsi che questo mondo virtuale dia un nuovo, forte impulso al mondo delle criptovalute, tornate in auge negli ultimi tempi.

Tutti d’accordo, quindi?

Naturalmente no. In molti dubitano che si tratterà di una vera rivoluzione, o che comunque possa prendere piede nel lasso di pochi anni. Probabilmente sarà uno sviluppo che procederà progressivamente, attraendo sempre più utenti nel tempo, sempre ammesso che decolli sul serio. Ma anche se dovesse diventare realtà, ci saranno molti e diversi problemi a livello di governance e delle regole per il suo funzionamento. Ad esempio, alcuni hanno posto l’accento sulla necessità di definire degli standard giuridici per governare il metaverso, per evitare che diventi un luogo senza legge dove la criminalità regna sovrana.

Altri ancora, come l’ex Ad di Google Eric Schmidt, sostengono che la tecnologia nota come intelligenza artificiale (AI) non è ancora sufficientemente matura per gestire un ambiente complesso come il metaverso. Non solo: secondo Schmidt, c’è il rischio che questa realtà virtuale iperconnessa possa diventare un surrogato più appetibile della vita “reale”: si parla “di mondi che appaiono più gratificanti del mondo attuale: sei più ricco, più affascinante, più bello, più potente, più veloce. Così, in qualche anno, le persone sceglieranno di passare più tempo con i loro occhiali nel metaverso. E chi fa le regole? Il mondo diventerà più digitale che fisico. E non è necessariamente la cosa migliore per la società umana”.

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