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Foto archivio Ansa EPA/ERIK S. LESSER

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Il Belgio vieta i viaggi all'estero, ma non se si lascia il Paese per prendersi cura di un animale

Una partenza dettata dalla necessità di accudire il proprio amico a quattro zampe è equiparata a quelle per ragioni di lavoro o per i ricongiungimenti familiari

Dallo scoppio della pandemia di coronavirus i viaggi sono diventati quasi impossibili, con le varie nazioni del mondo che li hanno vietati o ristretti solo ai motivi più urgenti. E il Belgio ha deciso di aggiungere tra questi anche la cura dei propri animali domestici.

Nel form online messo a disposizione dal governo, per segnalare i motivi per cui un cittadino ha deciso di lasciare temporaneamente la nazione, c'è tutta la lista delle eccezioni consentite che vanno da “ragioni puramente professionali”, alla necessità di prendere parte a “viaggi diplomatici”, ma anche a viaggi per “motivi di studio”, per “motivi familiari urgenti” o per “ragioni umanitarie”. Tra i campi messi a disposizione del cittadino nell'autocertificazione in cui si attesta l'impossibilità di rimandare la partenza da presentare ai controlli alla frontiera, figura però anche “un viaggio per prendersi cura di un animale”, che è ritenuta da Bruxelles una ragione valida per piegare le regole sugli spostamenti.

La decisione di vietare i viaggi all'estero è stata anche oggetto di una petizione che ne chiede il ritiro. La raccolta di firme online, che ha raggiunto al momento 16.400 sottoscrizioni, si basa sulla denuncia presentata il 10 marzo alla Commissione europea da Thierry Masson, consigliere dei francesi residenti all'estero eletto in Belgio, con il sostegno di Jérémy Michel, anche consulente dei francesi residenti all'estero in Belgio. "2,5 milioni di persone sono private dei legami familiari in Europa da questa misura, non ha senso", ha detto Masson secondo come riporta la Rtbf. Il consigliere chiede per questo di sostituire il divieto di viaggi "con test Pcr e quarantena di sette giorni obbligatoria, come previsto dalle raccomandazioni europee altrove, e rimborsare questi test, come fa la Francia".

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