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Il premier belga Alexander De Croo

Il premier belga Alexander De Croo

"Basta economisti e organizzatori eventi, ora ascoltiamo solo i virologi": il Belgio cambia strategia contro il Covid

Dopo il fallimento della strategia del "barometro" e della task force allargata a esponenti del mondo dell'economia e dello spettacolo, il governo ha deciso di basare le prossime mosse solo sui pareri scientifici. Insieme alla Repubblica ceca, è il Paese più colpito dalla seconda ondata della pandemia

Basta economisti, imprenditori, organizzatori di eventi ed esperti multidisciplinari come gli psicologi. Da adesso in poi, il governo belga seguirà le indicazioni solo di virologi ed epidemiologi per combattere i contagi di Covid-19 che hanno travolto il Paese. "Prenderemo decisioni sulla base di pareri scientifici, e non sulla base di pressioni esterne, come è stato fatto troppo spesso in passato", promette Alexander De Croo, il premier del Belgio nominato dopo una crisi politica durata un anno e mezzo (e dopo la prima ondata). Parole che fanno seguito al fallimento della strategia adottata durante l'estate, che ha reso il Paese, insieme alla Repubblica ceca, il più colpito dalla seconda ondata in Europa tanto per tasso di contagi, quanto per tasso di morti (una media di 160 al giorno nelle ultime due settimane).

La strategia del barometro

Secondo molti, la colpa è stata del cosiddetto "barometro", un sistema che funziona più o meno come il meccanismo messo in piedi dal governo italiano: sono stati fissati una serie di livelli epidemiologici, dal meno grave al più grave, e a ciascuno di essi vengono applicate determinate misure. Nonostante il Belgio abbia appena 3 regioni, il barometro ha di fatto diviso il Paese in due (Vallonia e Bruxelles più colpite da un lato, Fiandre dall'altro). E soprattutto, complice le resistenze locali, le misure di contenimento sono scattate quando ormai era troppo tardi. "Dovremo rivedere a fondo l'idea del barometro", ha ammesso il ministro della Salute, Frank Vandebroucke: “È stato sviluppato in un momento in cui si credeva che in caso di nuova crisi, bastasse rafforzare le misure per contenela. Ma abbiamo capito che era troppo semplicistico. Questo non è lo strumento di cui abbiamo bisogno oggi", dice perentorio.

Deconfinamento più lento

Un messaggio diretto alle ricche Fiandre, dove si è registrata la maggiore opposizione all'idea di un ritorno al lockdown (scattato poi il 2 novembre) e dove adesso c'è chi spinge per rilassare le misure visto i segnali di miglioramento che si sono registrati negli ultimi giorni. "La situazione sanitaria resta molto difficile", ha avvertito De Croo. Più netto Vandebroucke: “Dovremo continuare i nostri sforzi per molto tempo a venire". Il che significa un deconfinamento molto più lento di quello che sarebbe scattato con il barometro (esaltato dallo stesso De Croo appena insediato, salvo poi cambiare idea quando il sistema sanitario è entrato in tilt). 

Parola ai virologi

Con il barometro, viene smentita anche l'idea alla sua base, ossia che nella risposta sanitaria alla pandemia il parere di un imprenditore ha più o meno lo stesso peso di quello di un virologo. Per questa ragione, l'ex premier ad interim Sophie Wilmès (oggi in convalescenza post-Covid dopo essere finita in terapia intensiva) aveva creato il Celeval, un comitato di esperti composto non solo da scienziati ma anche da personalità del mondo dell'economia, dello spettacolo e di altre discipline come la psicologia. D'ora in poi, assicura il ministro della Salute, le decisioni saranno prese sulla scorta del parere di virologi e epidemiologi. E con molta cautela: il deconfinamento, probabilmente, scatterà quando il numero di infezioni sarà di 50 nuovi contagi settimanali ogni 100mila abitanti. Al momento, la media è di 700-800 contagi settimanali per 100mila abitanti. 

Niente liberi tutti a Natale 

Ecco perché l'ipotesi di un Natale quasi normale ormai è solo un sogno di pochi ottimisti. Secondo il virologo Marc Van Ranst "è più facile vedere un aumento esponenziale del virus che un declino esponenziale. Anche se riuscissimo ad abbassare la curva a passi del 15%, ci vorranno comunque decine di settimane prima di poter raggiungere questa soglia di 50 contaminazion. Ma la velocità del declino dipenderà da ciascuno di noi. È qui che abbiamo fallito l'ultima volta", conclude.

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