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Giovedì, 8 Dicembre 2022
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Quegli studenti morti per un "battesimo": le confraternite belghe sotto accusa

Il processo per la morte di un universitario, deceduto nel 2018 in seguito agli abusi fisici subiti durante un rito di iniziazione, sta riaprendo un vecchio dibattito sulla pericolosità di questi gruppi

Si chiamava Sanda Dia e aveva appena vent’anni. È morto in seguito agli abusi fisici subiti durante un rito di iniziazione, che in Belgio viene chiamato “battesimo”, per entrare a far parte di una confraternita. Il suo decesso ha danneggiato (ulteriormente) la reputazione delle confraternite universitarie, dibattito che da anni va avanti in Belgio a causa degli scandali che ogni anno finiscono sulla stampa locale.

Ma più degli altri, il caso del giovane ventenne, studente di ingegneria alla Ku Leuven, a causa della sua crudeltà, ha scosso l’opinione pubblica, tanto da ottenere una certa rilevanza internazionale dopo che il New York Times ha riportato la terribile notizia in un lungo articolo intitolato “Uno studente belga nero ha visto una confraternita bianca come il suo biglietto. Era la sua morte” nel quale il rinomato quotidiano americano fa il collegamento con il razzismo e definisce il suo decesso "un simbolo di crescente intolleranza".

Figlio di un immigrato senegalese, Dia, voleva entrare nel club Reuzegom, una confraternita maschile gestita da studenti di famiglie benestanti di Anversa, nota “per le risse, il binge drinking e il maltrattamento di animali”, scrive LeSoir. L’idea che un ragazzo meticcio fosse stato torturato da ragazzi bianchi della ricca borghesia fiamminga aveva creato un gran caos mediatico. Tuttavia, riporta Politico, a causa della mancanza di prove, queste accuse non furono mai incluse tra quelle ufficiali. Sven Mary, un importante avvocato belga che rappresenta la famiglia Dia, ha detto che non ci sono "abbastanza elementi per dire che è stato un crimine con l'aggravante del razzismo".

Ma anche senza l’aggravante del razzismo il fatto è di una crudeltà estrema. Il giovane, che secondo le ricostruzioni stava male dal giorno prima, è stato portato in ospedale solamente alle 22. Al suo arrivo, la sua temperatura corporea era di 27,2 °C , sanguinava dal naso e dalla bocca, ed è stato trovato con livelli estremi di salinità del sangue, derivanti dal consumo forzato di salsa di pesce e dal rifiuto dei suoi compagni di fargli bere acqua. Dia è morto poche ore dopo il suo arrivo in ospedale. Mentre i medici provavano a salvare il giovane, i membri del Reuzegom, tentavano di coprire l'accaduto ripulendo la capanna dove era avvenuto il rito e il dominio circostante dalle prove degli abusi. La polizia ha recuperato messaggi WhatsApp cancellati che rivelano che i membri del Reuzegom, i cui genitori erano "giudici, dirigenti d'azienda e politici", si erano dati da fare per "coprire le loro tracce" in seguito alla morte del giovane.

Le accuse contro i 18 ex studenti inizialmente includevano l'omicidio involontario e la somministrazione di sostanze velenose con conseguente morte, che insieme comportano una pena detentiva fino a 15 anni. Ma dato che nessuno degli imputati ha rivelato chi ha costretto il ragazzo a bere la salsa di pesce, la scorsa settimana il giudice ha proposto di tramutare le accuse in “aggressione involontaria con conseguente morte senza intenzione di uccidere”, aggiungendo inoltre che non sarebbe stato giudicato l'intero rituale di iniziazione, durato tre giorni, ma solo quanto successo il giorno del decesso. La famiglia della vittima ha allora deciso di fare appello in quanto questo avrebbe escluso troppi incidenti che hanno portato al tragico evento, il che potrebbe portare a sentenze più leggere.

Incidenti più o meno gravi sono all’ordine del giorno nelle confraternite belghe con le cronache locali che ogni anno, tra settembre e dicembre, periodo in cui si svolgono i riti, si riempiono di scandali e polemiche legati al folklore studentesco. Il numero esatto di “incidenti” è difficile da stimare, soprattutto perché molto spesso non vengono denunciati dalle vittime.

Secondo quanto riportato da Moustique nel periodo che va dal 1991 al 2003 la maggior parte degli incidenti ha riguardato ustioni causate dall'uso di prodotti corrosivi: 6 persone sono rimaste ustionate. Inoltre, due studenti sono morti a causa di una caduta causata da un alto tasso di alcol nel sangue: nel 1997 e nel 1998.

Nessun incidente è stato registrato tra il 2003 e il 2010. Tuttavia, l'ultimo decennio è stato disastroso. Nel 2010, una giovane ragazza è finita in coma a Louvain-la-Neuve, nel 2012, uno studente vestito da donna è stato violentato durante un battesimo a HUBrussels, un altro è annegato all'UCLouvain dopo una guindaille (così vengono chiamate le attività di “battesimo”). Nel 2013, un giovane studente francese di veterinaria dell'Università di Liegi è finito in coma dopo aver bevuto diversi litri d'acqua durante un battesimo. All'epoca, Ségolène Royal, ex deputata francese, chiese all'allora Primo Ministro Elio Di Rupo di vietare i battesimi studenteschi, cosa che però si rifiutò di fare per evitare "battesimi clandestini".

Lo scorso anno, il rettorato dell'Università cattolica di Lovanio ha chiuso un circolo di studenti dopo la denuncia di alcuni "comportamento scorretti", in quell’occasione la stampa locale aveva parlato di "pestaggi" e "stupri".

A fine ottobre, nella provincia belga di Namur, uno studente di 19 anni è morto durante una delle attività: le analisi forensi hanno rilevato ingenti quantità di alcool nel suo corpo, abuso che ha condotto il giovane alla morte. Sempre quest'anno una studentessa di 21 anni è finita in coma, con acqua nei polmoni, in seguito ad un gioco alcolico. Il giorno dopo, una ragazza di 18 anni è caduta da una finestra del secondo piano durante un'altra attività ed è finita anch'essa in ospedale in condizioni critiche, e l'Università di Louvain-la-Neuve ha immediatamente deciso di sospendere tutti i battesimi.

Ma i “battezzati” si difendono, dicendo che i media hanno tendenza a mistificare la realtà prendendo sempre e solo esempi negativi e che i nuovi arrivati hanno il pieno controllo della situazione. "Piuttosto che parlare del dominio dei comitard (i capi, ndr) sui bleu (le nuove recrute, ndr) , preferiamo parlare di autorità", spiega a Moustique Lucile Neyrinck, presidente dell'Ace, l'associazione dei circoli studenteschi dell'Universitè Libre de Bruxelles. "Questa autorità è soggetta a regole molto severe stabilite in carte che i circoli hanno dovuto ratificare. Stabiliscono, per esempio, che il contatto fisico è proibito. Un comitardo non può toccare una recluta nel contesto del battesimo. Questo è molto chiaro! E se questo accade, determiniamo le sanzioni e, se necessario, segnaliamo la questione al rettorato. Se i fatti sono gravi, incoraggiamo la persona interessata a intraprendere un'azione legale. L'università non è un luogo senza legge".

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