Mercoledì, 27 Ottobre 2021
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Aborto vietato in Polonia, il Belgio offre l'interruzione di gravidanza alle donne polacche

Il bando quasi totale è entrato in vigore quest'anno, Bruxelles fornisce aiuto: "Bisogna essere liberi di decidere del proprio corpo"

In Polonia da quest'anno l'aborto non è più consentito, se non nei casi estremi di pericolo di vita per la madre o in seguito a stupro o incesto. La norma è stata fortemente contestata dalle donne del Paese a cui ora il Belgio offre un aiuto concreto: darà loro la possibilità di effettuare gratuitamente nel Paese l’interruzione di gravidanza o si farà carico delle spese se vorranno effettuarla a pagamento in un'altra nazione.

La difesa dei diritti fondamentali

Come riporta Notes from Poland, la decisione è stata annunciata in occasione nella Giornata internazionale dell'aborto sicuro dall’associazione Abortion Without Borders (Aborcja Bez Granic) che insieme al ministero della sanità di Bruxelles metterà a disposizione delle donne polacche 10mila euro per sostenere i costi delle interruzioni di gravidanza. Come spiega Natalia Broniarczyk, membro dell’associazione, questo sarebbe un “progetto pilota” e una volta esaurite le finanze verrà discusso un ulteriore supporto. L’organizzazione si è detta commossa della scelta di Bruxelles essendo questo “un aiuto di cui la gente ha davvero bisogno”. Dall’entrata in vigore della legge voluta da Varsavia, Abortion Without Borders ha fornito supporto e consulenza a più di 17mila donne che cercavano un accesso sicuro all'aborto raccogliendo attraverso un crowdfunding circa 92mila euro. La sua linea di assistenza riceve circa 800 chiamate al mese. Secondo Schiltz il progetto permetterà alle donne “di decidere del proprio corpo, di proteggere la loro salute e di non essere costrette a rinunciare a possibilità di vita". Finanziare questi fondi era necessario dato che “l'accesso all'aborto è un diritto fondamentale che ogni Stato democratico deve garantire” e per questo “quando lo Stato non riesce a proteggere i suoi cittadini, la società civile deve intervenire”.

Il bando di Varsavia

La legge entrata in vigore quest’anno in Polonia è estremamente restrittiva e vieta l’interruzione di gravidanza anche in caso di malformazione del feto. Questa circostanza, che è la causa del 98 per cento degli aborti effettuati in nella nazione, era stata inizialmente inclusa tra i motivi per cui si poteva procedere con l’interruzione di gravidanza, ma in seguito al ricorso presentato da 119 deputati del partito di destra Diritto e Giustizia (Pis) alla Corte costituzionale, è stata eliminata in quanto ritenuta “incompatibile” con la Legge fondamentale dello Stato e quindi incostituzionale.

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