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Bambini in un campo profughi in Congo - foto d'archivio - AL CHRISTOPHE SIMON / ANSA

Bambini in un campo profughi in Congo - foto d'archivio - AL CHRISTOPHE SIMON / ANSA

Il Belgio chiede scusa per i rapimenti di bambini meticci durante il colonialismo

I matrimoni interrazziali erano vietati in Congo e i figli di queste unioni venivano strappati alle famiglie. Il premier Michel ha ammesso le responsabilità di Bruxelles a quasi 60 anni dalla fine del dominio in Africa

Meglio tardi che mai. A più di mezzo secolo dalla fine del colonialismo il Belgio chiede scusa per quanto avvenuto in Africa durante il periodo di dominio coloniale. Un atto storico, quello del primo ministro uscente Charles Michel, che ammette per la prima volta le responsabilità del regno nelle politiche di apartheid attuate in quelli che una volta erano i territori controllati: Congo, Ruanda e Burundi, questi due all'epoca riuniti nel Ruanda-Urundi.

Le scuse di Michel

Il Belgio ha avuto un impero coloniale dal 1908 al 1962. “A nome del governo federale, presento le mie scuse ai meticci dell'età coloniale belga e alle loro famiglie per le ingiustizie e le sofferenze che hanno patito”, ha detto Michel nell’Aula del parlamento federale, riferendosi ai rapimenti di bambini meticci del Congo compiuti tra il 1959 e il 1962, gli ultimi anni della dominazione belga.

Il divieto di matrimoni misti

Ai tempi del colonialismo belga, le leggi segregazioni imposte da Bruxelles proibivano il matrimonio interrazziale. Bianchi e neri non potevano mischiarsi. I bambini nati da una madre congolese e da un padre belga o viceversa erano considerati la rappresentazione della violazione di tali leggi, e pertanto venivano strappati ai genitori. Si calcola che siano stati migliaia i minori sottratti alle famiglie dagli occupanti. Le scuse di Charles Michel giungono dopo un sollecito del Parlamento di Bruxelles.

La storia svelata

Lo scorso anno la Camera ha adottato una risoluzione che chiedeva al governo di scusarsi e riconoscere il ruolo svolto dal Belgio e dalla Chiesa cattolica durante la sua occupazione coloniale in Burundi, Congo e Rwanda. “Mi auguro che questo momento solenne sia un ulteriore passo verso la consapevolezza e la conoscenza di questa parte della nostra storia nazionale”, ha detto Michel.

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