Mercoledì, 28 Luglio 2021
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La linea del Regno Unito: "Basta lockdown, tratteremo il Covid-19 come l'influenza"

Il chief medical officer Chris Whitty, la principale autorità del Paese per la risposta alla pandemia, ha detto che il coronavirus “non andrà via” e per questo “bisogna imparare a gestirlo” in maniera differente, puntando su vaccini e medicinali ma senza imporre più in futuro misure di distanziamento sociale

Foto Ansa Tolga Akmen / AFP

Sembra chiaro ormai che il coronavirus è destinato a rimanere con noi per lungo tempo, ma non possiamo immaginare un futuro in cui le nazioni andranno avanti imponendo lockdown per fermarlo, per questo dobbiamo imparare a conviverci e a trattarlo come facciamo con l'influenza. È la linea che ha deciso di seguire per il futuro il Regno Unito che, grazie alla formidabile campagna di vaccinazione messa in campo dal governo di Boris Johnson, sta iniziando lentamente a riaprire la società e sta provando a tornare alla normalità che sull'isola, secondo le previsioni, potrebbe arrivare già a partire dal 21 giugno quando, secondo la tabella di marcia, saranno eliminate tutte le restrizioni e le regole del distanziamento sociale.

Il Covid non andrà via

“Il Covid-19 non andrà via” e quindi "è chiaro che dovremo gestirlo, a un certo punto, un po' come gestiamo l'influenza”, ha spiegato Chris Whitty, il chief medical officer britannico, lo scienziato che guida, insieme al il chief scientific adviser Patrick Vallance, la risposta all'emergenza. Parlando a un webinar della Royal School of Medicine, il professor Whitty ha ricordato che “ogni anno, tra i sette e i novemla cittadini muoiono di influenza, la maggior parte dei quali sono molto anziani, e ogni pochi anni si ha un anno influenzale negativo in cui muoiono dalle 20 alle 25mila persone. L'ultima volta che è successo è stato tre anni fa e nessuno se ne è accorto”. Adesso l'obiettivo è usare le nuove armi a disposizione, come vaccini e medicinali, per arrivare possibilmente a numeri del genere anche per il coronavirus, e possibilmente più bassi, ma per farlo non possiamo utilizzare per sempre l'arma del lockdown ma “dobbiamo capire qual è una politica razionale per farlo e quindi distinguerei molto tra un ambiente pandemico e quello che ottieni con l'influenza stagionale”. Quello a cui bisogna mirare è “avvicinarci il più possibile” a zero vittime “ma la domanda è come bilanciarlo con altre priorità?", ha detto Whitty come riporta il Telegraph.

Basta lockdown

"Se l'anno prossimo dicessimo 'possiamo affrontare l'influenza mettendo di nuovo tutti in lockdown durante l'inverno', penso che la professione medica non sarebbe popolare tra il grande pubblico”, ha continuato, e quindi "dobbiamo trovare un equilibrio che mantenga” i contagi e le vittime del coronavirus “effettivamente a un livello basso, che minimizzi le morti come meglio possiamo, ma in un modo che la popolazione tolleri, attraverso contromisure mediche come i vaccini e, a tempo debito, i farmaci”. In questo modo si potrà “ridurre al minimo la mortalità pur non massimizzando gli impatti economici e sociali sui nostri concittadini". A suo avviso al massimo si potrebbero pensare misure mirate e temporanee, come la chiusura di scuole e università o impedire per alcuni periodo le visite nelle case di cura per anziani, ma senza lockdown.

L'incognita varianti

La direzione in cui si sta muovendo il Regno Unito a suo avviso mostra che tutto questo è possibile, anche se resta purtroppo l'incognita delle varianti che potrebbero far saltare tutti i piani, anche in Gran Bretagna. "La società non tollererà più che un certo numero di persone che si ammalino, anche se sanno che la malattia andrà via in primavera”, per questo bisogna essere pronti a “tirare la corda dell'allarme se una variante dovesse riportarci a una situazione in cui c'è una crescita incontrollata dovuta al fatto che la risposta immunologica ad essa semplicemente non c'è". L'ultimo bollettino nel Regno Unito parla di 3.402 nuovi casi e 52 decessi. Il rapporto tra nuovi contagi e popolazione è più basso di quello di tutti i Paesi membri dell'Unione europea tranne che del Portogallo. In tutto sono state somministrate complessivamente 28.828.879 dosi del vaccino, quasi tre milioni sono le persone che hanno avuto anche la seconda iniezione.

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