“Salari dignitosi e uguaglianza di genere”: chi è l’italiana che porta la lotta sindacale a Bruxelles

Giulia Barbucci è la nuova vicepresidente del Comitato economico e sociale europeo. "L'Italia deve ringraziare il sindacato, dall'inizio della pandemia abbia difeso posti di lavoro e reddito per chi viene mandato a casa"

L’italiana Giulia Barbucci è la nuova vicepresidente del Comitato economico e sociale europeo. “Sono una sindacalista - ha detto a Europa Today il giorno della sua elezione - lavoro in Cgil da più di trent’anni e la considero la mia casa”. L’assemblea plenaria del Comitato ha scelto lei per rappresentare l’organo consultivo per i prossimi due anni e mezzo e le ha affidato la delicata delega al bilancio. Nata a Reggio Calabria, Barbucci oggi vive tra Roma e Bruxelles, dove ha sede il Comitato economico e sociale europeo (Cese). Un’istituzione che “purtroppo non è molto conosciuta”, ammette subito. “Ma quando nel 1957 i padri fondatori decisero di istituirla all’interno del Trattato per una futura comunità di Stati europei avevano già capito tutto”.

La voce dei lavoratori

Il Cese rappresenta infatti le categorie economiche europee, lavoratori e aziende in primis. Per Barbucci, esprime “la voce della società civile organizzata nelle politiche e nella legislazione europea”. Un parere che “oggi più che mai deve farsi sentire”. La sua elezione è arrivata nello stesso giorno in cui la Commissione europea ha proposto un nuovo meccanismo di monitoraggio dei salari minimi nell’Ue. Un testo che ha deluso chi si aspettava un nuovo approccio di Bruxelles verso un’Europa più ‘sociale’ e decisa a combattere, oltre alle diseguaglianze in generale, la povertà lavorativa, cioè il fenomeno che vede intere categorie di lavoratori in stato di indigenza o difficoltà economica, nonostante svolgano un mestiere a tempo pieno. 

Salari e uguaglianza

Quanto allo strumento del salario minimo “è vero che non esiste in Italia e nei Paesi nordici”, ma “in Europa centro-orientale”, dove è obbligatorio, “purtroppo è a livelli da fame”. “Si sarebbe dovuto lavorare di più sulla contrattazione collettiva”, taglia corto Barbucci, che se la prende con l’Ue anche su un altro tema che le sta a cuore. “La sulla trasparenza salariale”, pensata per superare il divario degli stipendi tra uomini e donne, “sarà rimandata e lo trovo inaccettabile”. “Le donne hanno dimostrato di essere fondamentali nella lotta alla pandemia”, spiega riferendosi a medici e infermiere. Ma la sindacalista promette di far sentire la voce “anche di quelle donne che sono rimaste a casa a fare telelavoro occupandosi anche dei figli e dei nonni”.

Il ruolo del sindacato

L’elezione di Barbucci è arrivata con qualche giorno di anticipo sulla decisione del Governo italiano di prorogare a fine marzo il blocco dei licenziamenti, introdotto all’inizio della pandemia. Una misura sulla quale Cgil, Cisl e Uil hanno battuto i pugni sul tavolo. Le principali sigle sindacali hanno anche minacciato lo sciopero generale, proprio mentre nelle piazze italiane si respira già un clima di forte tensione. “L’Italia deve dire grazie al sindacato”, rivendica la vicepresidente del Cese. “Fin dal primo momento - sostiene - abbiamo lavorato perché si garantissero posti di lavoro o un reddito per le persone che venivano mandate a casa”. “La pandemia andrà avanti per mesi e rischiamo tanto. Occorre che ci sia coinvolgimento delle parti sociali sia durante la crisi che per il post-pandemia”, conclude la sindacalista. 

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