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Barbiere al lavoro in una foto d'archivio

Barbiere al lavoro in una foto d'archivio

Dopo 100 giorni i belgi potranno tornare a tagliarsi i capelli (legalmente)

Il governo ha deciso di ridare alle professioni di contatto la possibilità di tornare a esercitare. I primi a farlo saranno barbieri e parrucchiere. Chiudi dal 2 novembre scorso

Ci sono voluti 103 giorni, ma alla fine i belgi potranno tornare a tagliarsi i capelli facendo affidamento alle mani esperte di un barbiere o di una parrucchiera. Il governo di Bruxelles ha infatti deciso di ammorbidire alcune misure anti-Covid, dando la possibilità ai coiffeur di riaprire i battenti il 13 febbraio prossimo. La chiusura era stata decisa il 2 novembre scorso.  

La prolungata interdizione aveva suscitato non poche polemiche nel Paese, alimentate anche dalla commozione suscitata dal suicidio di una giovane parrucchiera di Liegi. Lo stop, come da attese, ha generato un florido mercato in nero, con prezzi in diversi casi gonfiati rispetto a quelli praticati in negozio. Non tutti, però, hanno potuto fare affidamento ai tagli a domicilio. E il via libera dell'esecutivo belga è stato salutato come una liberazione. 

"I capelli, come ogni segno del viso, sono importanti", spiega Pierre-Jo Laurent, antropologo dell'UCLouvain, a Le Soir. “Il modo in cui vengono curati dice qualcosa su di noi. Se non dice più quello che vuoi dire, è un problema. Fa parte della nostra identità, come un capo di abbigliamento, come i gioielli o un'auto. È un gesto pubblico".

Dinanzi ai ritardi nei vaccini e alle proteste di una fetta crescente della popolazione, in particolare i commercianti più colpiti dalle restrizioni, il governo del premier Alexander De Croo ha deciso di allentare le misure per le cosiddette professioni di contatto. I parrucchieri riapriranno dal 13 febbraio, come detto. Estetisti, saloni di bellezza, tatuatori e centri massaggi lo faranno dal 1 marzo. Per tutti, varranno alcune condizioni da rispettare, previa sanzione: un periodo di attesa di 10 minuti tra due clienti, in modo che lo spazio possa essere pulito e disinfettato; obbligo di lavorare su appuntamento; nessuna sala d'attesa interna; ventilazione adeguata anche con finestre e porte aperte. Resta il divieto di servizi a domicilio, anche se è cosa ben nota a tutti che in questi tre mesi in molti non lo hanno rispettato. Del resto, come ha detto lo stesso premier De Croo, "la cura fisica gioca un ruolo importante nel modo in cui ci sentiamo ed è un elemento importante che dovrebbe aiutarci a superare questi ultimi mesi difficili".

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