Allarme della banca Ue: "Rimasti senza soldi, non possiamo aiutare le imprese”

La Bei è al centro del piano di salvataggio delle Pmi. Ma il suo direttore lamenta di non avere le risorse per attuarlo. L’allarme degli economisti: “Più fallimenti significa più crediti deteriorati”

La sede della Bei. Photo credit: European Union, 2017

Dovrebbe rappresentare la “rete di salvataggio” per famiglie e imprese, ma anche lei ha bisogno di più soldi per funzionare correttamente. La Bei, Banca europea per gli investimenti, ha chiesto agli Stati membri dell’Unione europea - i quali partecipano al capitale sociale del gruppo - di aumentare la propria quota a favore dell’istituto bancario con sede in Lussemburgo. L’allarme del direttore della Bei arriva nello stesso giorno in cui un economista di fama internazionale ha messo l’accento sul potenziale aumento di crediti deteriorati dovuto ai fallimenti a catena di grandi aziende e Pmi. Una perversa spirale di effetti negativi che metterebbe a rischio l’intero sistema bancario. Ma andiamo con ordine. 

I doveri della Bei

In un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, il direttore della Bei Werner Hoyer ha ricordato che tante imprese europee “sono in crisi di liquidità” e che “senza un adeguato supporto c'è il rischio che la crisi dell'economia reale si trasformi in una crisi delle finanze pubbliche”. “Uno scenario che va evitato a ogni costo”, ha aggiunto Hoyer. L’istituto che presiede è stato incaricato dai vertici economici Ue, a partire dall’Eurogruppo, di intervenire in questo senso ‘mobilitando’ (cioè co-finanziando) 200 miliardi di euro a favore delle Pmi attingendo a un fondo di garanzia creato ad hoc per far fronte alla crisi del Covid-19. Bruxelles si aspetta dalla Bei anche un contributo al nuovo strumento finanziario da 300 miliardi proposto dalla Commissione europea per ricapitalizzare le imprese in difficoltà. 

Una banca senza spazi di prestito

“Ma queste sfide - avverte Hoyer - potranno essere affrontate solo con un aumento di capitale” della Bei stessa. Quest'ultima "è una banca molto forte - garantisce il numero uno dell’istituto - ed è di gran lunga la più grande istituzione di questo tipo e quella con maggiore leva finanziaria al mondo", sostiene riferendosi alla grande famiglia delle banche promozionali. “Gestiamo un bilancio di quasi 600 miliardi - ha aggiunto il direttore - con una base di capitale di 240 miliardi, di cui solo 25 versati”. Eppure, prosegue, “abbiamo esaurito il nostro spazio di prestito”. “Se ci viene chiesto di fare di più, con progetti più complicati, e probabilmente più rischiosi, allora bisogna rafforzare la base di capitale”, taglia corto Hoyer. Il direttore della banca non specifica di quanti soldi ha bisogno la Bei per mettere in piedi il programma di aiuti richiestole dalle istituzioni di Bruxelles. Quel che sembra certo è che senza risorse aggiuntive un importante pilastro del piano di aiuti annunciato dalla stessa presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen di fronte agli eurodeputati potrebbe far mancare il suo importante sostegno, rischiando di far crollare tutto il resto.

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L'allarme sui crediti deteriorati

Nel corso di un’audizione presso la commissione Affari economici del Parlamento europeo, l’economista francese Pierre-Olivier Gourinchas ha infatti ricordato che un maggior numero di fallimenti di imprese, che potrebbero aumentare con una seconda ondata di Covid-19, “avrebbe un impatto significativo sul settore finanziario dell’Unione europea”. Le banche del Vecchio Continente erano infatti “ben capitalizzate prima della crisi, ma la gravità della stessa potrebbe andare oltre a quella prevista da un tipico scenario da stress test”. “I fallimenti delle Pmi - conclude l'esperto - potrebbero rappresentare ulteriori 250 miliardi, o forse anche di più, di crediti deteriorati: il 2,1% del Pil dell’eurozona”.

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