Maxi-riciclaggio da 28 miliardi (compresi i fondi dei servizi russi): nella bufera la principale banca danese

Secondo le accuse, Danske Bank avrebbe fatto transitare sui suoi conti risorse di dubbia provenienza, tra cui anche il denaro usato per l'omicidio dell'attivista anti-corruzione Sergei Magnitsky. Se confermato, sarebbe il più grande scandalo europeo del genere

La principale banca della Danimarca, la Danske Bank, avrebbe gestito circa 28 miliardi di euro di fondi russi di dubbia provenienza in un solo anno. Se confermato, si tratterebbe del più grande scandalo di riciclaggio di denaro nella storia europea.

La vicenda era già emersa nel settembre 2017, quando un quotidiano danese scopri' che la banca, tra  il 2012 e il 2014, aveva fatto transitare sui suoi conti 4 miliardi di euro provenienti dall'Azerbaijan. Fondi più che oscuri, secondo quanto ricostruito dai media. Ma era solo la punta dell'iceberg: chiamata a indagare su altri casi di presunto riciclaggio dalla stessa Danske Bank, la Promontory Financial, una società di consulenza statunitense, avrebbe scovato ben 28 miliardi di euro di transazioni provenienti da clienti esteri, principalmente dalla Russia e da altri paesi dell'ex Unione sovietica.

A renderlo noto è stato il Financial Times. Secondo il quotidiano britannico, probabilmente non tutto il denaro sarebbe frutto di attività criminali. Ma visto l'ammontare, è difficile separare i fondi “puliti” da quelli “sporchi”. A quanto pare, una fetta di queste risorse sarebbero servite a regolamenti di conti della malavita russa, come l'omicidio dell'attivista anti-corruzione Sergei Magnitsky. Ci sarebbero poi 7 miliardi di euro che, secondo alcune rivelazioni, sarebbero legati alla famiglia del presidente russo Vladimir Putin e al servizio di intelligence del Cremlino, l'Fsb. 

La Danske Bank avrebbe ricevuto delle segnalazioni dalle autorità di regolamentazione danesi ed estoni e dagli organismi di controllo interni già nel 2012 e 2013, ma ha chiuso l'operazione estone, soprannominata “lavanderia a gettoni”, solo nel 2015. L'indagine interna non è stata ancora pubblicata, ma le inchieste giornalistiche stanno già costando cara all'istituto: il valore azionario è diminuito del 20% rispetto allo scorso anno e gli Stati Uniti potrebbero reagire con una pesante multa, dal momento che la Danske Bank gestire anche obbligazioni in dollari degli Usa. 
 

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