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Giovedì, 8 Dicembre 2022
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La federazione europea dei giornali critica il bando di RT e Sputnik

Per l'associazione "non è con la censura che si combatte la disinformazione", e la decisione di Bruxelles rischia di creare un pericoloso precedente

“Combattere la disinformazione con la censura è un errore”. Recita così l’appello lanciato dalla Federazione europea dei giornalisti (Efj) che criticano la decisione dell’Ue di bandire dal territorio europeo le trasmissioni di RT (un tempo Russia Today) e Sputnik. Secondo la federazione questo potrebbe creare un pericoloso precedente che rischia di minare la libertà di espressione e di stampa.

Ricardo Gutiérrez, il segretario generale dell'Efj ha ricordato "che la regolamentazione dei media non è di competenza dell'Unione europea", e che per questo Bruxelles non abbia "il diritto di concedere o ritirare le licenze di trasmissione. Questa è una competenza esclusiva degli Stati". "La chiusura totale di un media non mi sembra il modo migliore per combattere la disinformazione o la propaganda” e per la federazione questa mossa non solo è censura ma è “controproducente sui cittadini che seguono i media vietati”. La disinformazione non si combatte chiudendo piattaforme o vietando le trasmissioni “dei media propagandisti o presunti tali” ma, dice, “esponendo i loro errori fattuali o il loro cattivo giornalismo, dimostrando la loro mancanza di indipendenza finanziaria o operativa, evidenziando la loro fedeltà agli interessi del governo e il loro disprezzo per l'interesse pubblico".

Anche Alexandra van Huffelen, ministra olandese del digitale, durante un’intervista rilasciata a Politico ha messo in allarme sulla possibile pericolosità di questa scelta. L'esponente del governo Rutte ha sottolineato la necessità, da parte dell’Ue, di rendere in modo chiaro e definito, il divieto “temporaneo e regolamentato”. Per il momento la Commissione ha sospeso le attività di radiodiffusione di Sputnik e Russia Today “fino a quando non si porrà termine all'aggressione nei confronti dell'Ucraina e finché la Federazione russa e i suoi organi di informazione non cesseranno di condurre azioni di disinformazione e manipolazione delle informazioni nei confronti dell'Ue e dei suoi Stati membri”.

Il divieto è stato reso necessario, si legge nella nota del Consiglio, in quanto questi due media "sono sotto il controllo permanente, diretto o indiretto, delle autorità della Federazione russa e sono essenziali e determinanti per portare avanti e sostenere l'aggressione militare nei confronti dell'Ucraina e per la destabilizzazione dei Paesi vicini". Da tempo la Federazione russa, accusa Bruxelles, "attua una sistematica campagna internazionale di disinformazione, manipolazione delle informazioni e distorsione dei fatti, nell'intento di rafforzare la sua strategia di destabilizzazione dei paesi limitrofi, dell'Ue e dei suoi Stati membri". In particolare, la disinformazione e la manipolazione delle informazioni "hanno preso di mira, ripetutamente e costantemente, i partiti politici europei, soprattutto durante i periodi elettorali, la società civile, le minoranze etniche e di genere russe, i richiedenti asilo e il funzionamento delle istituzioni democratiche nell'Ue e nei suoi Stati membri".

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