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Martedì, 27 Settembre 2022
L'allarme / Ungheria

"Bambini migranti pestati dalla polizia al confine tra Ungheria e Serbia"

Medici senza frontiere denuncia un allarmante e ripetuto uso della violenza da parte delle autorità di Budapest

L'Ungheria di nuovo sotto accusa per le violenze contro i migranti. La denuncia arriva da Medici senza frontiere, che ha pubblicato un rapporto in cui emerge un allarmante e ripetuto uso della violenza da parte delle autorità ungheresi contro i migranti che tentano di attraversare il confine con la Serbia in cerca di un futuro in Unione europea.

"Le violenze, perpetrate regolarmente al confine tra Ungheria e Serbia e di cui ci troviamo a curarne le conseguenze, sono indiscriminate. Ogni settimana vediamo diversi pazienti, inclusi bambini, con gravi contusioni, ferite e tagli profondi, lussazioni e fratture", afferma la dottoressa Andjela Marcetic, medico di Msf in Serbia. "Le lesioni fisiche che curiamo durante le consultazioni mediche - aggiunge - sono in linea con le testimonianze dei pazienti, che raccontano di violenti pestaggi per mano della polizia ungherese prima di essere respinti in Serbia".

Da gennaio 2021, le cliniche mobili di Msf hanno trattato 423 pazienti con ferite riportate in seguito a violenti incidenti avvenuti al confine serbo-ungherese. La maggior parte di queste testimonianze descrive uno schema simile di percosse, negazione dell'accesso ai bisogni primari e molestie, spesso accompagnati da umiliazioni a sfondo razziale. Le percosse con cinture, bastoni, calci, pugni, l'uso di spray al peperoncino e gas lacrimogeni sono deterrenti comuni, che precedono i respingimenti e il rifiuto di prestare assistenza.

Alcune persone hanno raccontato di essere state vittime di furti e distruzione di effetti personali, mentre altre sono state costrette a spogliarsi, anche in pieno inverno, e a volte hanno subito altre forme di umiliazione: alcuni di loro raccontano di essere stati ricoperti dalle urine degli agenti di frontiera. Diversi pazienti, tra cui due minori non accompagnati, hanno raccontato a Msf di essere stati trasportati in un piccolo container prima di essere deportati in Serbia. Secondo i loro racconti, i funzionari di frontiera li hanno sistematicamente aggrediti e hanno spruzzato regolarmente spray al peperoncino all'interno del container. .

"Queste testimonianze dimostrano che gli Stati dell'Unione europea continuano ad usare intenzionalmente violenza e strutture non idonee e pericolose per dissuadere le persone dal chiedere asilo", afferma Alessandro Mangione, responsabile affari umanitari di Msf in Serbia.

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