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Lunedì, 27 Giugno 2022
Il conflitto / Azerbaigian

Putin minaccia il gas 'italiano', è scontro con l'Azerbaigian

Mosca accusa il Paese di aver violato la tregua in Nagorno-Karabakh. I suoi idrocarburi arrivano in Italia attraverso il Tap, e dopo lo scoppio della guerra in Ucraina sono sempre più necessari

La Russia ha accusato l'Azerbaigian di aver violato il cessate il fuoco con l'Armenia che alla fine del 2020 aveva messo fine alla guerra nella regione secessionista del Nagorno-Karabakh. La fine delle ostilità era stata raggiunta grazie a un accordo tripartito firmato dal primo ministro armeno Nikol Pashinian, dal presidente azero Ihlam Aliev e da quello russo Vladimir Putin, che ha fatto da mediatore.

Ma ora il ministero della Difesa russo ha denunciato una violazione dell'accordo da parte delle forze armate azere che sarebbero "entrate nella zona controllata dalle forze di pace russe in Nagorno-Karabakh", e avrebbero istituito un punto di osservazione. Secondo il Cremlino, le forze dell'Azerbaigian hanno compiuto quattro raid vicino al villaggio di Farukh, usando i droni turchi Bayraktar. Per far fronte alla violazione le forze di pace russe avrebbero ora preso "misure per risolvere la situazione".

Le accuse di Mosca arrivano nel trentunesimo giorno della campagna militare della Russia in Ucraina, invasione della quale l'Azerbaigian, ricco di energia, potrebbe beneficiare. Date le sue significative riserve di gas, spiega il The Interpreter, Baku è in una posizione privilegiata per beneficiare della crisi energetica incombente presentata dai disordini della regione. Il suo gas arriva fino all'Italia attraverso il gasdotto della Tap (Trans Adriatic Pipeline), che ora diventa sempre più importante visto l'obiettivo di ridurre le importazioni di idrocarburi dalla Russia.

Durante il conflitto in Ucraina, l'Azerbaijan ha cercato di preservare i suoi legami con Mosca, pur mostrando segni di avvicinamento con Kiev. Ma questa “ambiguità” e il fatto che Baku potrebbe trarre vantaggio dal processo di "disaccoppiamento" tra la Russia e l'Unione europea non è stato particolarmente apprezzato dal Cremlino. Gli incidenti tra le forze armate azere e armene sono stati frequenti negli ultimi mesi, ma questa è la prima volta che Mosca ha pubblicamente assegnato a una delle due parti la colpa della violazione.

Le autorità azere, che progettano di trasformare la regione del Nagorno-Karabakh in una "zona di energia verde", hanno "deplorato" la dichiarazione russa, "che non riflette la verità e adotta solo un punto di vista", e hanno garantito che "l'Azerbaigian non ha violato nessuna clausola" dell'accordo di cessate il fuoco. Il Paese ha chiesto alla Russia di ritirare tutte le truppe dal territorio che sostiene essere una parte internazionalmente riconosciuta dell'Azerbaigian.

Nel frattempo l'Armenia ha esortato la Russia a compiere passi visibili per stabilizzare la situazione e a indagare sull'accaduto. Il presidente dell'autoproclamata repubblica del Nagorno-Karabakh, Arayik Harutyunyan, ha nel frattempo decretato la legge marziale.

L'Armenia e l'Azerbaigian sono stati ai ferri corti per il controllo della regione del Nagorno-Karabakh per decenni, in quello che secondo molte Ong può essere considerato come un vero e proprio genocidio. Secondo un rapporto pubblicato nel novembre 2020 da Genocide Watch, una Ong attiva nella protezione dei diritti umani: "Il crollo dell'Unione Sovietica ha causato una violenza diffusa contro gli armeni in Azerbaigian e nel Nagorno-Karabakh. In un referendum del 1988, gli armeni di Artsakh ( del Nagorno-Karabakh, ndr) votarono in modo schiacciante per l'indipendenza dall'Azerbaigian. Da 1988 al 1990, le folle azere hanno massacrato gli armeni nelle città di Sumgait, Baku e Kirovabad. Questi massacri hanno terrorizzato quasi tutti gli armeni a fuggire dall Azerbaigian".

Il Nagorno-Karabakh è un'enclave a maggioranza armena all'interno dell'Azerbaigian e che nel 1991 ha dichiarato la sua indipendenza dal Paese. Questa dichiarazione ha dato vita a un conflitto che prosegue ancora oggi. Armenia e Azerbaigian hanno firmato il primo cessate il fuoco nel 1994, ma questa misura è stata violata più volte da entrambe le parti, con uno degli ultimi conflitti esploso appena due anni fa.

Il cessate il fuoco firmato sotto Vladimir Putin, che ha messo fine alla guerra in Nagorno-Karabakh nel novembre 2020, ha portato al dispiegamento di forze di pace russe nel territorio a prevalenza armena. Da allora, Yerevan e Baku non sono stati in grado di accordarsi su un trattato di pace, con l'Azerbaigian che chiede il pieno controllo del Nagorno-Karabakh. I combattimenti, che hanno causato 6500 vittime, sono terminati nel novembre 2020 con un accordo di cessate il fuoco. Da allora ci sono sempre state violenze isolate con morti e feriti. Tuttavia, fino ad ora, Mosca non si era mai lamentata di una violazione del cessate il fuoco. 

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