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Giovedì, 8 Dicembre 2022
Scenari

L'avanzata della nuova destra in Europa

Dalla Svezia alla Polonia, dall'Ungheria all'Italia: i partiti conservatori e sovranisti crescono nei sondaggi. Uniti, oggi sarebbero la seconda forza al Parlamento

Se le elezioni europee si dovessero tenere domani, e non nel 2024, probabilmente sarebbero la seconda forza politica del Parlamento Ue. Ma più che su quello che potrebbe accadere fra due anni, gli occhi a Bruxelles e nel resto del Vecchio Continente sono puntati su quanto è emerso ed emergerà a breve dalle urne a livello nazionale. Il primo scossone è arrivato dalla Svezia, dove un partito nato tra i movimenti neonazisti ha cambiato a poco a poco pelle fino a diventare l’asse portante di una possibile maggioranza con moderati e liberali, in un Paese una volta simbolo della socialdemocrazia egemone. Un preambolo di quello che si attende in Italia, dove Fratelli d’Italia e Lega potrebbero portare, in un solo colpo, le due anime della nuova destra europea alla guida della terza economia dell’Ue.

Le due anime

Se Giorgia Meloni rappresenta il partito conservatore europeo, l’Ecr, di cui è formalmente leader, Matteo Salvini e la Lega sono la delegazione più grande, insieme al francese Rassemblement national, del gruppo Identità e democrazia al Parlamento Ue, spesso ribattezzato come il gruppo sovranista. Il quale da tempo lavora a creare un unico gruppo politico europeo di destra che possa condizionare il quadro storico di alleanze nell’Ue e saldare un potenziale blocco di centrodestra con il Ppe, il partito popolare orfano di Angela Merkel da cui Orban è stato espulso.

A rendere appetibile l’idea di creare un’unica forza europea di destra ci sono sicuramente i numeri che emergono dagli ultimi sondaggi e risultati elettorali. Secondo le proiezioni dei sondaggi nei 27 Paesi membri, queste conservatori e sovranisti oggi raggiungerebbero alle urne 132 deputati nel complesso. Che salirebbero a 150 con Fidesz. 

L'avanzata

In Polonia, l’Ecr, fondato e guidato dai Tories britannici fino alla Brexit, può contare sul suo partito a oggi più potente, il Pis di Jaros?aw Kaczynski, che continua a dominare il panorama politico in patria con il 36% dei consensi. Nella già citata Svezia, i Democratici svedesi, altri affiliati Ecr, sono diventati il primo partito di centrodestra e il secondo del Paese, con circa il 21% delle preferenze. E adesso puntato a posti chiave nel governo, non potendosi ancora permettere di esprimere un premier per via dei trascorsi neonazisti non troppo lontani. In Spagna, Vox, altro membro Ecr, è accreditato di un 15%. In Belgio, i conservatori del N-Va, partito fiammingo con tendenze indipendentiste, guidano i sondaggi con il 25%, seguiti dal Vlaams Belang (21%), i duri e puri del separatismo delle Fiandre, nonché membri di Id. 

In casa Id, poi, come non citare il Rassemblement national di Marine Le Pen, che ha da poco ottenuto uno storico risultato alle elezioni presidenziali e legislative, e che continua a crescere negli indici di fiducia dei francesi spinto dalla crisi economica-sociale e da quella di popolari, socialisti e dei liberali di Emmanuel Macron. In Austria, l’Fpo, altro sodale di Salvini e Le Pen, è guarito da tempo dallo scandalo che lo ha travolto per i rapporti un po’ troppo opachi dei suoi leader con la Russia, e adesso è la seconda forza del Paese, con il 22%, in costante aumento negli ultimi mesi. Cresce anche l’Afd, l’ultradestra tedesca affiliata sempre di Id e accreditata di un 13% su scala nazionale.   

In Olanda, il Partito delle libertà (Pvv), altro membro Id, si attesta sul 17%, in netta avanzata rispetto alle recenti elezioni del 2021 che hanno confermato il liberale Mark Rutte in un governo di centrosinistra. Anche i Cristiani uniti (Cu), affiliati all’Ecr, hanno quasi raddoppiato i consensi, accreditandosi di un 6%. Ma a destare il maggiore sconquasso politico è sicuramente il Bbb, il partito degli agricoltori-cittadini, movimento di destra che appena un anno fa aveva registrato un misero 1% e adesso è la seconda forza del Paese, stando ai sondaggi con il 18%. Merito delle proteste che questa estate hanno visto protagonisti gli agricoltori, anche in modo violento, per via della decisione del governo di imporre una stretta sugli allevamenti. Amsterdam vuole ridurre l'impatto della zootecnia sul'ambiente, ma sta anche investendo molto nella ricerca sulla carne sintetica. Azioni che a Bruxelles trovano il plauso degli ecologisti, e che presto potrebbero riguarda anche il resto dell'Europa. 

L'identikit della nuova destra

Proprio qui, nelle tensioni tra la strategia Ue per la transizione ecologica e le paure di interi settori dell'economia di venire tagliati fuori dal progresso "green", sta una prima fonte di collante tra le forze di destra europee. Tanto l'Ecr, quanto l'Id sono tra i più strenui oppositori di una accelerazione del Green deal di Bruxelles, sia esso in campo energetico o agricolo. Le due famiglie politiche possono contare sul supporto della Polonia, il Paese che ha fondato il suo boom economico sul carbone e che non intende libersarsene in tempi brevi. Il Pis, poi, ha piazzato un suo uomo di fiducia, Janusz Wojciechowski, in Commissione Ue, ottenendo il pesante portafoglio dell'Agricoltura. No a caso, proprio Wojciechowski ha usato subito la crisi energetica per concedere delle deroghe agli agricoltori europei nell'applicazione di alcune nuove norme della Pac, la politica agricola comune dell'Ue, incentrate sulla transizione verde. Ricevendo il plauso anche da pezzi del centrosinistra, a dirla tutta.

Altro punto di convergenza dei vari partiti europei di destra è il contrasto all'immigrazione, che in molti casi è stato condotto con accenti xenofobi e razzisti, e prendendo di mira le comunità musulmane. Le battaglie contro l'Europa "che apre le porte ai migranti" sono tra quelle che hanno fatto crescere di più i consensi in tutto il Vecchio Continente, ma sono anche quelle che, a causa dei vari "incidenti" di percorso, hanno azzoppato la corsa al potere di diversi leader, impedendo il dialogo con i moderati. Ecco perché, tenendo ferma la barra della lotta all'immigrazione clandestina, la nuova destra europea ha cercato negli utlimi anni di scrollarsi di dosso le accuse di razzismo e di vicinanza a gruppi neonazisti e neofascisti. Un esempio sono stati i Democratici svedesi, che hanno ripulito il partito degli esponenti della prima ora più vicini all'estremismo e hanno sottoscritto una carta contro il razzismo. 

C'è poi il tema dei diritti, con la difesa della famiglia tradizionale e l'accusa ai "poteri forti" di Bruxelles di voler promuovere la dissoluzione della società favorendo l'aborto e i matrimoni Lgbt+ (anche se non mancano i distinguo, come gli stessi Democratici svedesi, che si sono detti favorevoli alle coppie di fatto e al rimborso delle spese sanitarie per chi vuole cambiare sesso). Ma l'elemento che più avvicina i partiti di Ecr e Id è senza dubbio l'euroscetticismo. Nessuna delle due famiglie politiche sbandiera più la minaccia dell'uscita dall'Unione europea, ma tutti rivendicano la necessità di fermare il processo di integrazione Ue, riformando l'Unione e affermando la supremazia del diritto nazionale su quello comunitario. 

Le divisioni

Fin qui le somiglianze. Ma perché conservatori e sovranisti non hanno ancora unito le forze? I motivi sono diversi, e attengono soprattutto a strategie e interessi che hanno spesso a che fare con i calcoli politici in patria, più che ai grandi temi europei. Di sicuro, a Bruxelles, hanno pesato per esempio le divergenze sulla politica estera: se c'è un Paese Ue dove il sentimento anti-Russia è quasi assoluto, questo è la Polonia. I conservatori del Pis sono i più forti sostenitori del sostegno Ue all'Ucraina e delle sanzioni contro il Cremlino, e vorrebbero un pugno ancora più duro di Bruxelles contro Mosca. Una posizione ben differente rispetto a quella tenuta da Orban, tanto che con il conflitto Varsavia e Budapest hanno sospeso temporaneamente l'alleanza di Visegrad (ma senza giungere a una rottura definitiva).

Più vicini a Orban sulla Russia, almeno fino al recente passato, sono stati i leader dell'Id, da Salvini a Le Pen. Ma anche dentro l'Ecr ci è che sconta accora l'accusa di legami con il Cremlino, come i già citati austriaci dell'Fpo. Ma non c'è solo Mosca a dividere la nuova destra europea. Si prenda per esempio l'economia: più di una volta, al Parlamento europeo, quando si è discusso di patto di stabilità o di aiuti ai Paesi più colpiti dalla crisi del Covid-19, i tedeschi dell'Afd e gli olandesi del Pvv si sono trovati su posizioni diametralmente opposte rispetto ai sodali dell'Id dell'Italia, ossia la Lega. Come quando Jorg Meuthen prese parola in Aula a nome dell'Id per dire no al Recovery fund con i soldi di Berlino, perché "il patrimonio medio di un tedesco è inferiore a quello di un francese, di uno spagnolo o di un italiano".

Il laboratorio Italia

Del resto, quando si tirano in ballo i nazionalismi in Europa, il rischio è che i vari interessi di casa facciano fatica a trovare sintesi. Succede anche nell'Ecr, per esempio, con i Democratici svedesi che a casa si dicono contrari a ulteriori sforzi sulla transizione ecologica sostenendo che Stoccolma ha già fatto tanto, e adesso spetta ad altri Stati Ue darsi una mossa (leggasi Polonia). Sono queste e altre divisioni che hanno finora impedito alla nuova destra di pesare nelle dinamiche del blocco. Ma qualcosa sta cambiando. Con l'uscita di scena di Angela Merkel, i popolari hanno perso non solo un punto di riferimento, ma anche un collante. Inoltre, a oggi non hanno nessun leader tra i governi dei principali Paesi membri a siedere in Consiglio, lì dove alla fine si decide il futuro del blocco.

Per quanto i sondaggi lo accreditino ancora come prima forza in Europa, il Ppe rischia di però di venire scavalcato da un eventuale gruppo unico di destra al Parlamento Ue con il trend che si sta registrando anche grazie alla crisi energetica in corso. Da qui, un primo obiettivo: tenere separate le due anime. In tale ottica, i contatti più frequenti dei popolari sono con i conservatori. A differenza di Id, l'Ecr ha affrontato un percorso che lo ha portato su posizioni più moderate e che gli ha già permesso di superare il cordone sanitario che a Strasburgo impedisce ancora a Lega e sodali di ottenere posti chiave nelle commissioni parlamentari. Un'alleanza di governo tra popolari e conservatori è già quasi realtà in Svezia. E presto potrebbe esserlo in Italia. Non è escluso che, proprio il Balpaese possa trasformarsi in un laboratorio. Non tanto della nuova destra. Ma del nuovo centrodestra europeo. Molto dipenderà se Meloni sarà la prossima premier. E se dall'alto di Palazzo Chigi preferirà guardare al centro, o ai sovranisti più duri e puri. 

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