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L’Austria snobbava la campagna vaccinale Ue, ma ora minaccia: più dosi o blocchiamo tutti gli ordini

Il cancelliere Kurz, assieme ai premier di Danimarca e Israele, aveva annunciato una produzione autonoma di vaccini, accusando Bruxelles di essere "lenta". Oggi chiede più fiale di quelle che spetterebbero a Vienna

La propagandata fuga in avanti dell’Austria rispetto alla campagna vaccinale Ue si è rivelata un flop in meno di un mese. Come un ciclista sicuro delle proprie forze, il cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, aveva annunciato lo scorso 2 marzo l’addio alla squadra europea accusandola di essere “lenta”. Assieme ai nuovi compagni di fuga - la premier danese, Mette Frederiksen, e il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu - aveva dichiarato subito qual era il traguardo: produrre da soli i vaccini “di seconda generazione” contro le mutazioni del coronavirus. Il tutto senza aspettare il parere degli esperti dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema), bollati da Kurz come corresponsabili del ritardo Ue. Dopo qualche settimana però il cancelliere ci ha ripensato e ha fatto inversione a U per tornare verso Bruxelles in cerca di aiuto. 

Il ritorno di Kurz

La notizia delle ultime ore, riportata dalla testata ‘Politico’, è che il Governo di Vienna avrebbe minacciato di bloccare un ordine Ue da 100 milioni di dosi Pfizer/BioNTech se gli altri Governi europei non si fossero mostrati disponibili a cedere all’Austria, e alla nuova squadra di Paesi capitanati da Kurz, una parte delle dosi extra attese da aprile a giugno. Una mossa che metterebbe in difficoltà tutta l'Unione proprio nel momento in cui le maggiori difficoltà sull'approvvigionamento di vaccini sembrano superate. Il colpo di scena che ha fatto cambiare idea al cancelliere è stato l’annuncio che la casa farmaceutica Pfizer avrebbe consegnato all’Ue circa 10 milioni di fiale in più rispetto alle forniture previste. La critica di Vienna verso tutta la strategia vaccinale Ue di colpo si è trasformata nella pretesa di avere più dosi in virtù di un presunto gap di fiale che si potrebbe verificare nei centri vaccinali austriaci durante il secondo trimestre dell’anno. Insomma, nel giro di poche settimane, l’Ue da “lenta” è diventata tirchia nell’assegnazione delle dosi. Peccato che anche su questo gap di fiale ci sia lo zampino del Governo austriaco.

L'Austria puntò su AstraZeneca

Le dosi recriminate da Kurz, a ben vedere, sono quelle che mancheranno per effetto delle scelte fatte in passato dallo stesso Governo di Vienna. L’esecutivo austriaco, rappresentato nello Steering board europeo che gestisce l’assegnazione di dosi, aveva infatti deciso, mesi fa, di ordinare meno dosi Pfizer e Johnson & Johnson (il mono-dose recentemente approvato dall’Ema) per mettere le mani su una quota superiore di dosi AstraZeneca. Quando c’era da stabilire quante fiale destinare a ogni Paese, Bruxelles era infatti partita da un sistema di assegnazione proporzionale rispetto alla popolazione, ma poi ha consentito ai singoli Stati di cedere quote di vaccini di una casa farmaceutica per comprarne una fetta maggiore da un altro fornitore, con cui l'Ue aveva stretto un accordo, se le riteneva migliori per la sua campagna. Di qui la scelta dell’Austria di ordinare un mix di dosi con meno Pfizer e più AstraZeneca. La scelta di Kurz era motivata dal fatto che le dosi della casa farmaceutica anglo-svedese sono più economiche e inizialmente AstraZeneca si trovava anche in vantaggio sui suoi competitor nella corsa al vaccino. Ma la scelta si è rivelata un boomerang.

Le mosse di Vienna, tra paure e bluff

Quella che sembrava la casa farmaceutica più competitiva d’Europa non solo è arrivata solo terza - alle spalle di Pfizer e Moderna - nella corsa all'approvazione Ue del vaccino, ma non è riuscita a rispettare gli impegni presi e ha tagliato i quantitativi di dosi destinati all’Ue dalle iniziali 120 milioni da consegnare entro marzo alle attuali 18 milioni di fiale effettivamente distribuite ai Paesi europei. E con la produzione Pfizer a pieno regime ora l’Austria teme di restare indietro rispetto agli Stati vicini. I dati sulle somministrazioni effettuate finora mettono comunque in luce che il Paese, nonostante l’errore di aver scommesso di più su AstraZeneca, è tra le nazioni che hanno vaccinato una percentuale di cittadini superiore alla media Ue (15,4% a fronte del 12,3% in tutta l’Unione). Numeri che fanno credere a tanti osservatori che la minaccia di Kurz, dopo la fuga in avanti con Danimarca e Israele, sia solo un altro bluff.

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