"L'Austria chiude le porte ai migranti, ma le apre al denaro sporco"

Un rapporto del Verdi denuncia che ci sono troppe scappatoie legali che permettono a soldi di dubbia provenienza di essere depositati negli istituti del Paese e anche portati in Liechtenstein dove possono essere messi in conti anonimi

Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz

L'Austria, che guiderà l'Ue nel secondo semestre di quest'anno, è in prima linea nella battaglia contro l'ingresso di migranti in Europa ed è tra gli Stati che non accettano i ricollocamenti di rifugiati dai Paesi di primo ingresso come l'Italia. Ma a quanto pare le sue porte sono invece aperte al denaro di dubbia provenienza, denaro che Vienna lascerebbe entrare ben più facilmente nelle sue banche. È l'accusa contenuta in un rapporto dei Verdi al Parlamento europeo che denuncia che “sebbene l'Austria abbia compiuto notevoli progressi verso la fine del suo regime di segretezza bancaria e del suo status di paradiso fiscale”, il Paese “rimane attraente per il riciclaggio di denaro e l'evasione fiscale”.

E chiude i confini con l'Italia

Lo studio denuncia che Vienna sta migliorando la sua legislazione “nelle aree che attirano l'attenzione internazionale”, ma “è riluttante a cambiare nelle aree, che sono meno visibili”, e così la sua finanza rimane aperta “a soldi di dubbia provenienza”. Il report evidenzia che lo Stato attrae investimenti delle imprese internazionali attraverso incentivi fiscali e scappatoie nella sua rete di accordi con paesi come il Brasile o Cipro, accordi che possono portare a una doppia non imposizione. Inoltre l'Austria ha molti rapporti con i Paese dell'Europa occidentale e orientale che sfrutterebbero proprio le scappatoie contenute nell'accordo con Cipro per riciclare soldi sporchi provenienti dalla Russia e dagli Stati postsovietici.

Come se non bastasse l'Austria è tra quei Paesi che “vendono” il proprio passaporto a imprenditori disposti a fare ingenti investimenti sul suo territorio. Con il nuovo documento questi imprenditori possono usufruire del vantaggio che Vienna permetta ai suoi cittadini di mantenere conti anonimi in Liechtenstein, e spostare lì i loro capitali in barba alla trasparenza fiscale nell'Unione. Gli sforzi antiriciclaggio dell'Austria sono stati valutati dall'organizzazione intergovernativa Financial Action Task Force (FATF) come “minimi” o “moderatamente efficaci” in 7 delle 11 aree analizzate e il Paese è stato quasi inserito nella lista grigia dell'organizzazione. “L'Austria ha valide disposizioni giuridiche e un quadro istituzionale che avrebbe la capacità di indagare e perseguire il riciclaggio di denaro”, ma “vi sono alcuni elementi del quadro giuridico, come la necessità di dimostrare l'accusa oltre ogni ragionevole dubbio, che rendono più difficile la persecuzione” di questi reati, afferma la Fatf secondo cui servirebbe “una definizione più ampia del reato, specialmente per quanto riguarda quelli fiscali”.

Le banche austriache hanno una forte presenza in paesi come Ucraina, Russia o la Bosnia ed Erzegovina, e molte di queste banche gestiscono conti con elevato rischio di riciclaggio di denaro. Epure, denuncia la Fatf, nel 2016 l'83% degli istituti non ha depositato alcuna segnalazione di transazioni sospette.

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