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Lunedì, 20 Maggio 2024
Lo scontro / Austria

All'Austria sempre più gas russo: "I soldi delle bollette sono insanguinati"

Il Paese è accusato dalla Commissione europea di finanziare la guerra all'Ucraina tramite le importazioni energetiche

Alta tensione in Austria a causa di un frase pronunciata da Martin Selmayr, capo dell'ufficio della Commissione europea in Austria. Il funzionario dell'Unione europea ha aspramente criticato l'importazione di gas russo nel Paese, sostenendo che Vienna sta finanziando la guerra della Russia contro l'Ucraina tramite le importazione di gas da Mosca. "Questo mi sorprende, perché ogni giorno in Russia viene inviato denaro insanguinato con la bolletta del gas", ha dichiarato il delegato europeo nel corso di una fiera d'arte contemporanea nella capitale austriaca, secondo quanto riportato dal portale Orf.at.

Una frase che non è affatto piaciuta al ministro degli Ester austriaco, che ha immediatamente convocato Selmayr per un colloquio con il segretario generale del dicastero, secondo quanto annunciato dal portavoce Alexander Schallenberg. Anche Karoline Edtstadler, ministra per gli Affari europei e costituzionali, ha criticato le dichiarazioni del rappresentante europeo definendole "dubbie e controproducenti". In particolare lo ha criticato in relazione al suo ruolo istituzionale. "È deplorevole che anche un funzionario dell’Unione europea sembri non avere familiarità con alcuni fatti. Mentre l’Austria ha chiaramente ridotto la sua dipendenza dal gas russo e ha adottato importanti precauzioni per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento per la popolazione, le quantità di Gnl russo… all’interno dell’Ue stanno aumentando", ha affermato la ministra austriaca.

Selmayr può vantare un curriculum di grande esperienza in ambito europeo. Dal 2019 è a capo dell'ufficio della Commissione europea a Vienna. In precedenza aveva ricoperto la carica di capo del gabinetto del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, in seguito quella di segretario generale dell'esecutivo europeo. Le sue dichiarazioni hanno quindi un peso specifico nella vita politica austriaca. Critiche alle sue affermazioni sono arrivate dal partito delle Libertà austriaco, con il politico populista Michael Schedlitz che ha suggerito a Selmayr di acquistare un "biglietto di sola andata" diretto a Bruxelles. Più cauto invece partito liberale austriaco Neos. Secondo l'agenzia Die Presse la politica e agricoltrice bio Karin Doppelbauer ha affermato che il sostegno austriaco alla guerra della Russia "è un dato di fatto", sostenendo che la dipendenza di Vienna dal gas russo provoca problemi di sicurezza.

Forte dipendenza

A differenza della maggior parte dei paesi europei, inclusa la Germania, che hanno ridotto la propria dipendenza dal gas russo dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, l'Austria non ha rinunciato alla fonte energetica da Mosca. Secondo il ministero del Clima, a gennaio del 2023 Vienna ha aumentato le sue importazioni fino all’80%. Dopo un leggero calo, l’Austria è tornata ai livelli di importazione pre-invasione. Nel 2018 Vladimir Putin in persona si era recato a Vienna per benedire i contratti a lungo termine per la fornitura di gas tra Gazprom e la società austriaca OMV. L'Austria, guidata dall’allora cancelliere Sebastian Kurz, si era impegnata a utilizzare il gas russo fino al 2040, raddoppiando i volumi di fornitura richiesti. I dettagli di quell'accordo rimangono segreti, ma è noto che la OMV è tenuta a pagare indipendentemente se il gas russo venga prelevato o meno.

Neutralità permanente

Le relazioni con Mosca dipendono anche dallo status di neutralità permanente siglato dal paese centroeuropeo nel 1955, quando fu negoziata la fine dell'occupazione degli Alleati connessa alla Seconda guerra mondiale. In base al trattato, veniva impedito di aderire a qualsiasi patto militare o di consentire lo stazionamento di forze armate straniere sul suo territorio. Tra le conseguenze di questo accordo c'è stata ad esempio la tardiva adesione all'Unione europea, avvenuta solo quando anche Svezia e Finlandia sono entrate nel blocco, dato che anche loro si erano dichiarate neutrali durante la Guerra Fredda. Rispetto alla Nato, Vienna ha deciso di non aderirvi, nonostante gli stretti rapporti con l'alleanza atlantica guidata dagli Stati Uniti.

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