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Domenica, 29 Gennaio 2023
Immigrazione / Austria

L'Austria prova a far fronte con Grecia e Lituania: "Controlli più rigidi alle frontiere esterne"

Vienna convoca una conferenza sul tema anche con due Paesi in cui la pressione migratoria sta aumentando:

Che Vienna sia fautrice della linea dura sul dossier migrazione non è una novità. Né lo è il fatto che diversi altri Paesi Ue siano altrettanto intransigenti sulla questione, che da decenni (e soprattutto dopo la cosiddetta crisi migratoria del 2015) è uno dei temi politicamente più scottanti per l’Europa e per tutti i suoi Stati membri. Soprattutto per quelli che si ritrovano “in prima linea” a causa della loro collocazione geografica lungo le frontiere esterne dell’Unione: Grecia, Italia, Malta e Croazia, giusto per dirne alcuni.

Più recentemente, a seguito della “crisi” al confine con la Bielorussia, la questione dell’immigrazione irregolare è diventata centrale anche per i Paesi lungo il confine orientale come Polonia, Lituania e Lettonia. E così ora l’Austria, insieme proprio a Grecia, Polonia e Lituania, ha convocato una “conferenza sulla protezione delle frontiere” per dicutere una linea comune da provare a imporre a Bruxelles. L’evento si è tenuto a Vilnius, la capitale della Lituania, ed è stato pensato per accrescere la risonanza politica del braccio di ferro che i promotori stanno portando avanti in sede europea.

In sintesi, Vienna chiede un sistema più rigido per il controllo delle frontiere esterne, con l’obiettivo di ridurre il numero di migranti che entrano in Europa, soprattutto illegalmente. Il ministro dell’Interno austriaco, Gerhard Karner, ha dichiarato di volere “formare alleanze della ragione”. Si tratta di una frecciatina diretta alla sua controparte tedesca, Nancy Faeser, la quale aveva recentemente fatto un appello per una “coalizione di Stati di accoglienti” che proceda con un approfondimento del sistema comune d’asilo (Ceas).

“Mi esprimo fermamente contro questi sforzi”, aveva già dichiarato Karner al Bild, il più diffuso quotidiano tedesco. E ha aggiunto: “Gli Stati membri dovrebbero concentrarsi sulla questione della migrazione su quei temi intorno ai quali c’è accordo”, ad esempio, appunto, una più robusta protezione delle frontiere e il rapido rimpatrio di chi varca illegalmente i confini.

Gli ha fatto eco la ministra degli Interni lituana, Agne Bilotaite, secondo cui i Paesi autoritari possono sfruttare come un’arma di ricatto politico il controllo dei flussi migratori, proprio come è accaduto con la Bielorussia di Alexander Lukashenko. Alla conferenza di Vilnius sono stati invitati tutti gli Stati membri nonché i rappresentanti della Commissione, del Parlamento europeo, dell’Europol (l’agenzia di polizia europea) e di Frontex (l’agenzia Ue per il controllo delle frontiere). 

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