Venerdì, 22 Ottobre 2021
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Patto tra Usa, Australia e Regno Unito 'contro' l'esercito Ue (e Parigi perde appalto da 56 miliardi)

I tre Paesi hanno annunciato un accordo sulla cooperazione che è anche un ulteriore colpo alla centralità della Nato e che servirà a contrastare il crescente potere della Cina

Usa, Australia e Regno Unito hanno stretto un patto sulla Difesa, in quella che sembra una risposta all'accelerazione dell'Unione europea verso un esercito comune. Un patto che di fatto è anche un colpo (ulteriore) alla Nato, che ormai sembra perdere sempre di più la sua centralità geopolitica, con le alleanze militari internazionali che ormai viaggiano su altri fronti. Un patto infine che costerà caro alla Francia, che perde un appalto di ben 56 miliardi che aveva stretto con Canberra, che da quest'ultima è stato stracciato a favore di Londra, facendo andare su tutte le furie Parigi che ha parlato di “pugnalata alle spalle”.

Il patto

Ieri sera in una dichiarazione congiunta, il presidente Usa Joe Biden, il premier britannico Boris Johnson e quello australiano Scott Morrison hanno annunciato a sorpresa la creazione di un partenariato di "sicurezza trilaterale rafforzato" denominato Aukus (dalle iniziali inglesi delle tre nazioni), che ha lo scopo dichiarato "di approfondire la cooperazione diplomatica, di sicurezza e di difesa nella regione indo-pacifica, anche lavorando con i partner, per affrontare le sfide del ventunesimo secolo". Nell'annunciare il patto Johnson, Biden e Morrison non hanno menzionato direttamente la Cina, ma è chiaro che i tre puntino anche a respingere il crescente potere e l'influenza del gigante asiatico, che sta rafforzando le sue capacità militari, aumentando le pressioni su Taiwan e gli schieramenti nel conteso Mar Cinese Meridionale. Dopo l'annuncio l'ambasciata cinese negli Stati Uniti ha affermato che i Paesi "non dovrebbero costruire blocchi di esclusione mirati o lesivi degli interessi di terzi", e che "dovrebbero scrollarsi di dosso la loro mentalità da Guerra Fredda e i pregiudizi ideologici". Il ministero degli Esteri di Pechino ha sostenuto invece che la partnership stava "distruggendo la pace e la stabilità regionali" trasformando "l'esportazione nucleare in uno strumento di competizione geopolitica".

Scippo alla Francia

Il riferimento è al patto per la costruzione di 12 sottomarini nucleari che il Regno Unito ha concluso con l'Australia, scippando di fatto l'affare alla Francia, che aveva già sottoscritto un contratto da 56 miliardi con Canberra, contratto che quest'ultima ha stracciato. Si tratta di un duro colpo per Emmanuel Macron, uno dei leader europei che più spinge per un'accelerazione sulla difesa comune Ue, al punto che tempo fa aveva addirittura definito la Nato “morta cerebralmente”. Ma con la Nato “morta” e l'Europa che pensa a un esercito comune, il Regno Unito della Brexit è riuscito a tutelare meglio i propri interessi. "Non si fa tra alleati", ha accusato il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian, definendo la rinuncia da parte dell'Australia al contratto "una pugnalata alle spalle". “Questo non è un tradimento”, ma “è semplicemente che gli australiani hanno scelto una capacità strategica diversa da quella che avevano originariamente previsto”, si è giustificato il Segretario di Stato alla Difesa britannico, Ben Wallace.

Sottomarini nucleari

A differenza di quelli convenzionali francesi, Londra per l'Australia costruirà sottomarini nucleari, che sono molto più potenti. I sottomarini a propulsione nucleare possono rimanere sott'acqua più a lungo, muoversi più velocemente e sono difficili da localizzare per i radar nemici. Vanno a circa otto nodi più velocemente di quelli a diesel ed elettricità e possono sostenere quella velocità per tempi indefiniti, mentre un diesel-elettrico deve ricaricare le batterie regolarmente. Quest'ultimo poi emette anche gas di scarico che lo rendono rilevabile, mentre uno a propulsione nucleare è molto più difficile da individuare.

I dubbi Ue

Anche l'Ue è rimasta perplessa per l'accordo. Dopo il ritiro dall'Afghanistan "è la seconda volta che si prende un'importante decisione di questo tipo senza che veniamo coinvolti" e "siamo preoccupati per le conseguenze che potrebbe avere in diversi ambiti. Dovremo parlarne a livello Ue, ma anche con la Nato", ha detto all'Agi un alto funzionario comunitario.

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