Sabato, 19 Giugno 2021
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Gli Europei non si fidano dei vaccini AstraZeneca, e milioni di dosi restano inutilizzate

Lo scetticismo verso queste iniezioni, spinto anche dalle decisioni di alcuni governi di non approvarle per tutte le fasce d'età, sta mettendo in pericolo la campagna di immunizzazione e così nel Regno Unito si procede a un ritmo cinque volte più veloce di quello europeo

Foto Ansa EPA/CHRISTOPHE PETIT TESSON

L'Europa non sta procedendo proprio in maniera celere con la sua campagna di vaccinazioni contro il Covid-19, tra problemi di approvvigionamento, distribuzione e anche a causa dello scetticismo di una parte della popolazione verso le iniezioni. Sono soprattutto le dosi di Oxford e AstraZeneca che stanno creando dubbi tra le persone, dopo che diverse nazioni hanno deciso di non seguire le indicazioni dell'Ema e hanno ridotto le fasce di età per cui sono consigliate.

Le restrizioni

Come ricostruisce il Financial Times, in un approfondimento sul tema, in Francia questo vaccino contro il coronavirus viene offerto solo a persone di età compresa tra 50 e 64 anni con altre malattie e agli operatori sanitari, mentre la Spagna ha consigliato di non utilizzarla su persone di età superiore ai 55 anni. Germania e Italia stanno offrendo l'iniezione a tutti coloro che hanno meno di 65 anni. E questo, unito al troppo risalto che è stato dato forse agli effetti collaterali, che non sono mai gravi e non durano mai più di alcuni giorni, sta facendo crescere la sfiducia dei cittadini al punto tale che molti non si presentano agli appuntamenti se sanno che avranno le dosi della compagnia anglo-svedese, e così le confezioni restano inutilizzate. La Francia aveva somministrato fino a venerdì scorso solo il 16 per cento degli 1,1 milioni di dosi del vaccino ricevute dalla prima consegna all'inizio di febbraio, la Germania poco più di un quinto degli 1,45 milioni di dosi, circa la stessa proporzione dell'Italia, che ha ricevuto oltre 1 milione di dosi. La Spagna ha utilizzato poco meno di un terzo di un totale di 808mila dosi fino a venerdì. E così adesso sono diversi i leader europei che chiedono una "campagna di riabilitazione collettiva" per migliorare la reputazione delle dosi di Oxford.

Il Regno Unito corre

Angela Merkel ha riconosciuto che c'è "un problema di accettazione con il vaccino AstraZeneca al momento" che stava rallentando la sua distribuzione. Ma questa mancanza d accettazione è dovuta anche alle restrizioni imposte da Berlino, con la stessa cancelliera che ha detto che lei non lo farebbe, in quanto ha 66 anni. Certo è vero che nel Paese le dosi sono prescritte solo fino a 65 anni (una decisione tra l'altro presto potrebbe essere annullata, visto che i dati che arrivano sono confortanti), ma molti speravano che avrebbe dato il buon esempio per far aumentare la fiducia che nella nazione verso queste iniezioni è bassissima. Il risultato è che nell'ormai ex Paese membro Regno Unito la campagna di vaccinazione procede a un ritmo cinque volte superiore di quello degli Stati dell'Unione, certo non solo per la mancanza di dubbi tra i cittadini sulla bontà del vaccino AstraZeneca, ma anche. Secondo Our World in Data l'Ue ha vaccinato solo 6,82 persone ogni 100, una percentuale bassissima rispetto alle 28,6 in Gran Bretagna, 20,4 negli Stati Uniti e addirittura 91 in Israele.

Efficacia comprovata, seppur minore

È vero che le dosi di Oxford/AstraZeneca, le più economiche e facili da conservare e trasportare, hanno mostrato un'efficacia compresa tra il 62 e il 70 per cento negli studi clinici lo scorso anno, in rapporto all'oltre il 90 per cento di efficacia di Moderna e Pfizer (con questi ultimi però molto costosi e difficili da trasportare e conservare, visto che devono stare a meno 80 gradi), ma ormai è appurato che tutti offrono una protezione quasi completa contro il ricovero in ospedale e la morte. Ci sono cioè alcune persone vaccinate che si ammalano, ma sempre in maniera molto lieve, mai grave. "Non ho nulla contro il vaccino AstraZeneca", ha detto Jérôme Marty, a capo di un sindacato dei medici francesi, aggiungendo però che "gli operatori sanitari sono spesso esposti a elevate cariche virali in ospedale, quindi hanno bisogno dei vaccini più efficaci che abbiamo". E la Francia è uno dei Paesi in cui c'è più scetticismo contro queste dosi, in cui difesa è sceso anche il principale consulente del governo, il dottor Alain Fischer. "Per ragioni che trovo profondamente ingiuste, questo vaccino ha ricevuto una pubblicità sulla stampa relativamente negativa in Francia", ha detto l'immunologo, garantendo invece che le iniezioni “sono efficace e sono sicure e dovrebbero essere usate senza pensarci due volte e senza indugio". Anche il presidente Emmanuel Macron ha abbandonato il suo iniziale scetticismo. "Alla luce degli ultimi studi scientifici, l'efficacia del vaccino AstraZeneca è stata dimostrata", ha insistito al Consiglio europeo, garantendo che "se mi verrà offerto questo vaccino lo farò sicuramente".

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