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Sabato, 13 Aprile 2024
L'accusa / Belgio

Gli attentatori di Bruxelles: la polizia ci tortura e ci fa ascoltare musica satanica

Gli imputati per la strage del 2016 hanno sostenuto che sarebbero stati umiliati, spogliati e bendati. Durante l'ultima udienza del processo hanno lasciato l'aula del tribunale in segno di protesta

Gli attentatori di Bruxelles hanno denunciato di essere vittime di torture psicologiche da parte della polizia belga. Secondo i loro racconti sarebbero stati umiliati, spogliati, bendati e obbligati ad ascoltare musica satanica. Cinque di loro hanno lasciato l'aula nella quale si teneva il processo contro di loro in segno di protesta.

Durante l'ultima seduta del processo l'accusato Mohamed Abrini ha preso la parola per denunciare i maltrattamenti subuti: "Sono sette anni che subiamo la vostra vendetta. Ogni volta che sono stato trasferito, è stato in condizioni pietose. Ti umiliano, ti spogliano, mettono musica satanica a tutto volume e ti obbligano ad utilizzare le cuffiette", ha raccontato l'imputato. "Non risponderò a nessuna domanda se le cose vanno così", ha avvertito. "Sono cose che non si fanno. In Francia al processo per l'attentato di Parigi, siamo stati rispettati. Le cose devono cambiare o resterò in silenzio fino alla fine del processo", ha avvertito.

"Ci umiliano ogni giorno. C'è persino una telecamera sopra il nostro bagno", ha dichiarato un altro indagato, Ali El Haddad Asufi, all'inizio della sessione. "Per sei anni e mezzo ho proclamato la mia innocenza", ha continuato. "Non abbiamo i mezzi per esprimerci. Fanno di tutto per distruggerci psicologicamente. È impossibile vivere in queste condizioni. Voglio difendermi qui, ma non è possibile in questo modo", ha aggiunto. Jonathan De Taye, avvocato dell'uomo, ha spiegato che durante i trasferimenti dal carcere alla Corte i detenuti "vengono accecati, gli viene messa la musica, gli viene messo un gilet antiproiettile di 10 chili e vengono legati".

L'avvocatessa di Salah Abdeslam, Delphine Paci, ha parlato a sua volta: "Le condizioni di trasferimento devono essere dignitose. Non è perché è accusato, anche di reati gravi, che può essere trattato in modo indegno. Perché il rischio è che l'imputato si chiuda completamente e non partecipi più al processo", ha continuato Paci. "Abbiamo inviato una notifica formale al Ministro della Giustizia. Abbiamo ricevuto una risposta ieri pomeriggio che ci informava che ci sarebbero state delle indagini. Le cose non si risolvono in un attimo, ma i detenuti sono allo stremo", ha dichiarato rivolgendosi alla Presidente della Corte, Laurence Massart, la quale ha ricordato che i suoi poteri sono limitati all'aula stessa.

Le denunce del Consiglio d'Europa

A causa dei protocolli di trasferimento per i detenuti considerati più a rischio è impossibile conoscere il modus operandi delle forze dell'ordine con queste categorie di prigionieri, le informazioni sulle procedure non sono pubbliche. Interrogata sull'argomento da LeSoir, la polizia federale (responsabile del Dap, la direzione che si occupa del trasporto dei detenuti pericolosi) si è limitata in questa fase alla seguente risposta: "Si tratta di procedure rigorose che si applicano ai sospetti terroristi, a seconda della potenziale minaccia. Per motivi di sicurezza, non forniamo dettagli sulle misure applicate. La sicurezza degli agenti di polizia, dei sospetti e del pubblico è la priorità".

In ogni caso, molte delle tecniche citate dalla difesa lunedì sono già state oggetto di profonde e ripetute preoccupazioni da parte del comitato anti-tortura sotto l'autorità del Consiglio d'Europa. Questa istituzione, che redige regolarmente rapporti sulle condizioni di detenzione, ha già documentato a più riprese, nel 2010 e 2018, il ricorso a determinate pratiche in Belgio.

Il processo

La corte d'assise di Bruxelles ha iniziato questo lunedì mattina il maxi-processo per i due attentati commessi a Bruxelles il 22 marzo 2016 in una stazione della metropolitana e all'aeroporto che hanno ucciso 32 persone e ne hanno ferite centinaia. Secondo le stime, il procedimento durerà tra i sei e i nove mesi. In totale sono accusati dieci uomini, uno dei quali, Osama Atar, è scomparso e si ritiene che sia morto in Siria. Gli altri nove sono Mohamed Abrini, Osama Krayem, Salah Abdeslam, Sofien Ayari, Bilal El Makhoukhi, Hervé Bayingana Muhirwa, Ali El Haddad Asufi, Smail Farisi e Ibrahim Farisi. I primi otto sono accusati di partecipazione alle attività di un gruppo terroristico, omicidio terroristico di 32 persone e tentato omicidio terroristico di 695 persone. Il nono è accusato solo di partecipazione alle attività di un gruppo terroristico.

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