Attacchi hacker, Paesi Bassi più pericolosi anche di Cina e Russia

Ma 2 attacchi su 3 alle imprese arrivano da Pechino che, con Mosca e Teheran, guida la classifica dello spionaggio industriale. Il Parlamento Ue vara la strategia anti-hacker ma il Movimento 5 Stelle è critico: "Non tutela i cittadini"

Il cavallo di Troia per la rete informatica dell’Europa? I Paesi Bassi. Lo Stato membro è oggetto di attacchi come nessun altro nell’Ue. Il rapporto dell’Enisa, l’agenzia europea per la sicurezza delle reti e delle informazioni, mostra che il primo sistema cibernetico oggetto di attività di hacker è quello degli Stati Uniti: qui si concentra il 30,1% di tutti gli attacchi (circa 238 milioni quelli rilevati). Ma subito, c’è la rete olandese. Più di una minaccia su dieci (11,9%) arriva nel cuore del Benelux (circa 94 milioni di attacchi).

L’insidia principale è rappresentata dai Malware, programmi ‘cattivi’ concepiti per ‘bucare’ i sistemi informatici di imprese, amministrazioni e utenti. Diffusi soprattutto via mail, questo programmi si attivano all’insaputa dell’internauta, al quale vengono rubate informazioni o compromettere il funzionamento del sistema. Segue poi la tecnica del reindirizzamento a siti internet ‘compromessi’, in grado cioè di passare virus o programmi per il furto di dati. Senza contare il Ddos, il sistema che nega l’accesso a siti, reti e sistemi. I Paesi Bassi, dal punto di vista degli arrembaggi dei pirati informatici, sono più pericolosi di Cina e Russia per gli utenti. Ciò non sorprende dato che due attacchi su tre alle imprese arrivano da Pechino che con la Federazione russa e Iran, guidano la classifica dello spionaggio industriale.

Un motivo che ha indotto il Parlamento europeo a correre ai riparti, lanciando campagne e politiche di contrasto alla disinformazione e al controllo del web. Ci sono le elezioni europee sullo sfondo, e il Parlamento di Strasburgo intende evitare manomissioni del dibattito con intromissioni indebite nei canali di comunicazione telematici. Tra le varie cose si chiede di “creare maggiore consapevolezza in merito alle campagne di disinformazione condotte dalla Russia”, che costituiscono a detta dei parlamentari europei “la principale fonte di disinformazione in Europa”.

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Un provvedimento che non piace al Movimento 5 Stelle secondo cui la strategia dell'Ue per contrastare la propaganda proveniente da parte di terzi “è quanto di più distante possa esserci da una reale tutela dei cittadini dalla diffusione di disinformazione”, sostiene il vicepresidente del Parlamento europeo, Fabio Massimo Castaldo, preoccupato per i canali istituzionali. “Temiamo che il cosiddetto sostegno alla stampa indipendente possa trasformarsi in una ingerenza per censurare le notizie scomode per il mainstream”, ha concluso l'eurodeputato.

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