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Una sede di AstraZeneca in Australia

Una sede di AstraZeneca in Australia

Tra AstraZeneca e Ue è scontro totale. E Bruxelles minaccia: "Pubblichiamo contratto"

La multinazionale anglo-svedese sostiene di non avere obblighi contrattuali sulle quantità di dosi da fornire ai Paesi dell'Unione. E spiega perché la fabbrica nel Regno Unito non può risolvere i problemi nelle forniture europee: "Quei vaccini vanno prima ai britannici"

Prima le dichiarazioni a mezzo stampa dell'amministratore delegato di AstraZeneca, che ha smentito di aver preso impegni vincolanti con l'Ue sui tempi per la fornitura dei vaccini. Poi la dura replica di Bruxelles, che ha minacciato la multinazionale del farmaco di pubblicare il contratto sottoscritto l'agosto scorso (e tenuto insieme agli altri segreto per ragioni commerciali). Infine, la decisione di AstraZeneca, secondo quanto riferito da Politico, di rifiutare la partecipazione alla riunione con gli alti funzionari dell'Ue, prevista per questo mercoledi sera, che avrebbe dovuto affrontare i nodi sopra citati. Rifiuto, pare, ritirato in extremis. Se non è scontro totale, poco ci manca. 

Gli animi tra le due parti si erano infiammati già nei giorni scorsi, quando è emerso che AstraZeneca avrebbe ridotto del 60% le dosi del suo vaccino fornite all'Ue (vaccino che a oggi è il meno caro e il più facile da trasportare). Stando alle fonti Ue citate da diverse testate accreditate, tra cui Reuters, la casa farmaceutica anglo-svedese aveva ricevuto un pagamento anticipato di 336 milioni di euro dalla Ue per un accordo di fornitura per almeno 300 milioni di dosi, il primo accordo firmato da Bruxelles per assicurarsi una fornitura di vaccini contro il Covid-19. Oggi, AstraZeneca dice di poter assicurare solo 31 milioni di dosi.

AstraZeneca ha motivato il ritardo spiegando che ci sono stati dei problemi "in un sito all’interno della nostra catena di fornitura europea”, ossia la fabbrica di vaccini in Belgio gestita da Novasep, partner della casa farmaceutica. L'Ue ha contestato questa motivazione a stretto giro, segnalando che AstraZeneca ha un altro centro di produzione nel Regno Unito che sta già operando. La segnalazione è corretta, solo che la multinazionale ha chiarito che, per contratto con Londra, quanto prodotto in terra britannica va prima ai britannici. E solo dopo, eventualmente, ai cittadini dell'Ue. 

E' chiaro che in tutto questo, la geopolitica va a braccetto con gli interessi economici. C'è il danno d'immagine per Bruxelles, scavalcata ancora una volta da un ex Stato membro nella corsa alla vaccinazione. C'è il palese tentativo di AstraZeneca di alzare il prezzo del suo vaccino, visto che è proprio di pochi giorni fa la notizia che il Sud Africa ha acquistato il farmaco della casa anglo-svedese a un prezzo 2,5 volte superiore a quello che l'Ue dovrebbe pagare. Vanno inserite in questo calderone, i dubbi (espressi da un media tedesco e dai vertici dell'Ema) secondo cui il vaccino di AstraZeneca non sarebbe efficace sulla popolazione anziana. 

Ecco perché l'intervista all'ad di AstraZeneca, Pascal Soriot, è stata la scintilla che ha fatto deflagare lo scontro con Bruxelles. Soriot ha sostenuto che il contratto sottoscritto ad agosto non è vincolante. Oggi, la convocazione urgente dell'Ue e la minaccia della Commissione europea di rendere pubblico il contratto, come richiesto dal presidente della commissione Commercio del Parlamento europeo, Bernd Lange. Infine, almeno per il momento, il rifiuto di AstraZeneca di partecipare alla riunione, che doveva essere pacificatoria. Il rifiuto è stato confermato da fonti Ue, mentre fonti di AstraZeneca tengono a precisare che l'azienda non si è ritirata dai colloqui con Bruxelles.E che parteciperà all'incontro.  

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