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Domenica, 5 Dicembre 2021
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Da assessore a Bruxelles a ministro di una dittatura militare in Africa: l'ex campione di boxe divide il Belgio

Il caso di Bea Diallo, tra i politici più in vista nella Capitale europea. Adesso farà parte del governo della Guinea, nato in seguito a un colpo di Stato

Ex campione internazionale di boxe, poi assessore di Ixelles, una delle città-quartiere di Bruxelles, e ora ministro della Gioventù e dello Sport in Guinea, che lo scorso settembre è diventata una dittatura militare in seguito a un colpo di Stato. È questo lo straordinario e particolare percorso di Bea Diallo, uno degli esponenti di punta del Partito Socialista in Belgio. La scelta di accettare la carica di ministro in Guinea sta dividendo l’opinione pubblica belga che da una parte sostiene la sua decisione sottolineando come l’uomo stia cercando di fare il possibile per migliorare le sorti del suo Paese d’origine, dall’altra c’è chi lo accusa di sostenere un regime dispotico.

Nato nel 1971 in Liberia, ma con passaporto della Guinea, Bea Diallo si trasferisce da piccolo a Bruxelles e qui inizia una carriera da pugile che negli anni '90 lo porta a vincere il titolo nazionale dei pesi superwelter e quello internazionale Ibf dei pesi medi, detenuto per sette anni di fila, dal 1998 al 2004. Conclusa la carriera sportiva nel 2007 e presa la laurea in economia, Diallo si lancia in politica, dove mette a frutto la sua esperienza da pugile promuovendo la boxe per l'integrazione socioprofessionale dei giovani in difficoltà, in particolare di quelli provenienti da famiglie di immigrati. Nasce così l'associazione Emergence XL, una palestra nel cuore di Bruxelles.

Grazie alla sua fama e al suo impegno, Diallo viene eletto consigliere regionale tra le fila del Partito socialista. Nel 2006 viene nominato assessore del Comune di Ixelles, carica riconfermata anche nel 2015 e nel 2019. Al suo impegno nella politica belga si è aggiunto quello al sostegno dello sviluppo economico e sociale in Africa. Nel 1998 ha fondato la Fondazione Bea Diallo che si occupa di educazione, creazione di infrastrutture e che ha fornito medicinali ai Paesi più colpiti durante la crisi dell’ebola. Nel 2016 ha creato Rmgn, una ong che ha come obiettivo il superamento del "paradosso" della Guinea, uno tra i Paesi più poveri del mondo, nonostante l’immensa ricchezza di materie prime.

Durante la campagna per le elezioni presidenziali in Guinea nel 2020, Diallo ha cercato di mediare tra i vari partiti politici guineani in un momento di forte tensione, dovuta soprattutto alle mosse di Alpha Condé, il politico 82enne alla guida del Paese dal 2010. Poco prima del voto, il suo governo aveva modificato la legge eliminando il tetto massimo di due mandati per la carica di presidente. In questo modo, Condé ha potuto ripresentarsi alle elezioni e vincerle. L'atto di forza del presidente, accusato dagli avversari di corruzione, aveva provocato proteste e scontri. A cavalcare il malcontento è stato Mamady Doumbouya, capo di Stato maggiore e colonnello di 37 anni, che con un colpo di Stato militare ha detronizzato Condé e assunto il potere il 5 settembre scorso. La sua giunta militare è stata contestata dall'Unione europea e dall'Unione africana. Da qui, le accuse a Bea Diallo, nominato da Doumbouya per guidare il ministero della Gioventù e dello Sport. 

Denis Ducarme, membro del partito liberale Movimento Riformatore, ha espresso il suo stupore e il suo malcontento ai microfoni della trasmissione radiofonica “Il faut qu’on parle”. Ducarne ha accusato la sinistra di ipocrisia affermando che se un membro del suo partito fosse diventato ministro in una giunta militare, sarebbe scoppiato un caso mediatico e invece “qui, il signor Diallo, che è stato parlamentare per quasi 15 anni nella città di Ixelles, che è uno dei Comuni più grandi del Paese, lascia il suo posto, e tutti si rallegrano, gli dicono bravo perché diventerà ministro nel governo della Guinea", anche se si tratta di "un governo instaurato dopo un colpo di Stato”.

Christos Doulkeridis, sindaco ecologista di Ixelles, ha detto a LeSoir di supportare pienamente la scelta del suo assessore e che durante una discussione con lui ha percepito tutta “la sua preoccupazione di fare qualcosa per i giovani, aveva il mal di stomaco nel vedere tutta questa immigrazione da un Paese che, ai suoi occhi, ha molta ricchezza e potenziale”. Ha poi aggiunto che Diallo “ha sempre cercato di giocare un ruolo, anche da qui, ma non c’erano le condizioni. La partenza di Condé (ex-presidente guineano, ndr) gli permette di farlo ora”. Secondo il quotidiano Le Soir, la scelta dell'ex assessore, per quanto possa sembrare paradossale, può essere giustificata dal suo attaccamento alla Guinea e dal fatto la popolazione guineana, al contrario della comunità internazionale e dell’Unione africana, avrebbe ben accolto il colpo di Stato.

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