Armi made in Italy in crescita. E Leonardo è nella top-10 mondiale delle imprese belliche

L’americana Lockheed Martin, madre degli F35, guida la top-100 dell’industria della guerra. Pechino gioca a carte coperte: “Imprese cinesi non diffondono dati sulle vendite dal 2002”

Photo by Defensie magazines.defensie.nl, commons.wikimedia.org

“Se vuoi la pace, prepara la guerra”, dicevano i Romani. Tanti attuali governi devono aver preso alla lettera l’antico consiglio, tanto che il business delle armi ha ripreso a crescere a ritmi che non si registravano dal 2010. Ammonta infatti a circa 420 miliardi di dollari il volume d’affari totale delle prime 100 imprese del settore bellico per il solo 2018, in crescita del +4,6% rispetto all’anno precedente. È quanto afferma l’ultimo rapporto del Sipri, Stockholm International Peace Research Institute, think tank svedese attivo dal 1966 nel campo della sicurezza globale

Due italiane tra le prime 100 imprese

Con due aziende nella top-100, l’Italia conferma il ruolo strategico della propria industria delle armi, che in periodi non certo splendidi per l’economia nazionale rappresenta un’importante fonte di reddito che mette fuori gioco le richieste di riconversione da parte delle associazioni pacifiste in lotta per il disarmo. Leonardo e Fincantieri, rispettivamente ottava e 50ma nella classifica mondiale, generano un volume d’affari totale di 11,7 miliardi di dollari, in crescita del 5% rispetto al 2017. 

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Strategie vincenti 

Leonardo nel 2018 ha rafforzato la propria leadership indiscussa nel Belpaese acquisendo la già italiana Vitrociset, specializzata nel ramo della tecnologia IT e della logistica militare. Affari a gonfie vele anche per Fincantieri, costruttrice di navi, che da poco si è aggiudicata l’importante progetto di cooperazione militare Ue, assieme alla francese Naval Group, per lo sviluppo del cosiddetto “Airbus dei mari”. 

La forza nascosta

Convitato di pietra del rapporto è la Cina, non considerata “a causa della mancanza di dati su cui effettuare una stima ragionevole o coerente delle vendite di armi a partire dal 2002”. Ma almeno tre società cinesi, stando alle informazioni disponibili, troverebbero posto nella top-10 dei venditori di armi, dominata dalla superpotenza per antonomasia in fatto di eserciti, ovvero dagli Stati Uniti

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Le prime dieci della classe

A guidare la classifica delle prime imprese belliche per fatturato è infatti l’americana Lockheed Martin, che produce anche i controversi F35, seguita da ben quattro giganti a stelle e strisce. Per trovare la prima impresa non americana nella lista bisogna scendere alla sesta posizione, dove c’è la britannica BAE Systems, seguita dal Gruppo Airbus e dall’italiana Leonardo. Chiudono la top-10 l’impresa russa Almaz-Antey e la francese Thales

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I piani di Trump

"Le società statunitensi si stanno preparando per il nuovo programma di modernizzazione degli armamenti, che è stato annunciato nel 2017 dal presidente Trump", afferma Aude Fleurant, direttrice del Sipri per il programma di ricerca sulle spese militari. "Le grandi compagnie statunitensi - conclude - si stanno unendo per poter produrre una nuova generazione di sistemi di difesa ed essere quindi in una posizione migliore per ottenere contratti con il Governo degli Stati Uniti".

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