Armi all’Egitto, ok del Governo italiano alla vendita di navi militari al regime di al-Sisi

Via libera dopo una telefonata tra Conte e il presidente egiziano. Ma le buone relazioni commerciali non portano a nessuno passo avanti sulla scarcerazione di Patrick Zaki e nelle indagini sull’omicidio di Giulio Regeni

Il premier italiano Giuseppe Conte con il presidente egiziano Al Sisi durante la "Conferenza sulla Libia" a Palermo il 13 novembre 2018. Foto ANSA/FILIPPO ATTILI/UFFICIO STAMPA PALAZZO CHIGI

Nella giornata di ieri Roma ha dato l’ok alla vendita di due navi militari all’Egitto per un valore di 1,2 miliardi di euro. Il via libera all’esportazioni di armamenti a favore del controverso regime di Abdel Fattah al Sisi è arrivato all’indomani di una telefonata tra il presidente egiziano e il premier italiano Giuseppe Conte. I due, riferisce l’agenzia Ansa, hanno parlato del conflitto in Libia e del caso Giulio Regeni, il ricercatore italiano rapito e ucciso nel 2016. Le autorità egiziane hanno provato a più riprese ad ostacolare le indagini italiane sull’assassinio del 28enne.

Il caso Zaki

Le relazioni tra Roma e il Cairo sono finite nuovamente sotto accusa negli ultimi mesi dopo l’arresto di Patrick Zaki, studente egiziano dell'Università di Bologna, fermato lo scorso 7 febbraio, in base a quanto riferito dai suoi avvocati, da agenti dell’Agenzia di sicurezza nazionale (NSA). L’attivista 27enne si trova ancora in stato di detenzione preventiva nel carcere di Tora, in Egitto. 

La vendita di armamenti

Con il via libera di ieri dell’esecutivo italiano, accolto con favore dai vertici di Fincantieri, l’Egitto si aggiudica due navi: la Spartaco Schergat e la Emilio Bianchi. Si tratta di due fregate realizzate per la Marina Militare italiana, che dovranno quindi essere rimpiazzate con altre due navi di nuova costruzione, precisa l’Ansa. 

Le reazioni

La notizia ha subito scatenato le reazioni indignate da parte degli attivisti per i diritti umani e delle organizzazioni per il disarmo. “Quale Paese venderebbe mai un intero arsenale militare ad un autocrate che permette l’assassinio di un suo cittadino?”, si chiede Giorgio Beretta sul sito dell’Osservatorio diritti. Per Erasmo Palazzotto di Leu, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’omicidio di Giulio Regeni, “garantire l’approvvigionamento di armi a un Paese come l’Egitto ci fa perdere credibilità, oltre a essere in aperto contrasto con gli impegni assunti da governo e parlamento sulla ricerca della verità”.

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La questione libica

Oltre alle questioni sui diritti umani si pongono dubbi con riferimento alla strategia italiana da tenere in Libia. Al Sisi è, assieme alla Russia e gli Emirati Arabi, uno dei principali alleati del generale Khalifa Haftar, il rivale di Fayez al-Sarraj, sostenuto dall’Italia e dalle Nazioni Unite. 

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