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Proteste in Yemen contro la guerra - foto Ansa EPA/WAEL HAMZEH

Proteste in Yemen contro la guerra - foto Ansa EPA/WAEL HAMZEH

Londra sospende le forniture di armi all'Arabia Saudita

La decisione dopo una sentenza della Corte che ha dichiarato la procedura illegale, ma il governo prepara il ricorso. Amnesty: “Una buona notizia, in Yemen uccisi migliaia di civili”

Il governo britannico sospenderà le forniture di armi all'Arabia Saudita e agli altri Paesi della coalizione coinvolta nella guerra nello Yemen. La decisione, annunciata dal ministro del Commercio Estero, Liam Fox, arriva dopo il verdetto della Corte d'appello di Londra che ha dichiarato illegale la procedura finora seguita. Il governo ha però precisato di non condivide il parere dei giudici e per questo intende fare ricorso di fronte a un terzo grado di giudizio contro la sentenza.

Il ricorso dei pacifisti

La causa è nata in seguito all'azione dell'organizzazione pacifista Campaign Against Arms Trade (Caat), che si batte contro la vendita di armamenti nel mondo, che aveva fatto ricorso contro la decisione di rinnovare le licenze per le forniture di armi ed equipaggiamenti a Riad, senza considerare il chiaro rischio che il loro uso rappresenti una violazione del diritto umanitario internazionale. Nella loro sentenza, i tre giudici della Corte d'appello hanno stabilito che "il processo decisionale messo in atto dal governo è errato, dal punto di vista del diritto". Secondo il giudice Sir Terence Etherton, che ha annunciato la sentenza, il governo "non ha valutato in modo approfondito, se la coalizione a guida saudita abbia commesso violazioni del diritto internazionale, durante il conflitto in Yemen e non ha neppure provato a farlo".

L'appello di Amnesty

"Questa sentenza è una rara buona notizia per la popolazione dello Yemen. In quattro anni di guerra devastante, gli indiscriminati attacchi aerei della coalizione militare guidata dall'Arabia Saudita hanno ucciso migliaia di civili e abbattuto case, scuole e ospedali", ha dichiarato Lucy Claridge, direttrice del programma Contenziosi strategici di Amnesty International.

Affari da 4,7 miliardi di sterline

Il Regno Unito ha autorizzato almeno 4,7 miliardi di sterline in vendite di armi a Riad dall'inizio della guerra in Yemen, nel marzo 2015, ricorda il Guardian. Le armi vendute includono jet da caccia Typhoon e Tornado, oltre a bombe di precisione. Le vendite sono firmate dai ministri di Esteri, Difesa e Commercio internazionale e sia membri del governo, come Jeremy Hunt, che ex ministri come Boris Johnson hanno sempre difeso questo commercio. Il bilancio del conflitto civile in Yemen, secondo le ultime stime, è arrivato quasi a 100 mila morti, con circa 11.700 civili uccisi in attacchi mirati. Altri stati europei, tra cui Germania, Norvegia, Finlandia e Danimarca, hanno bloccato le vendite all'indomani della morte del giornalista saudita Jamal Khashoggi, ucciso nel consolato saudita a Instanbul il 2 ottobre dello scorso anno da agenti del governo di Riad.

La battaglia dei portuali di Genova

In Italia contro l'esportazione delle armi verso il Paese si sono battuti i portuali di Genova, che hanno impedito che navi saudite caricassero forniture militari nel porto della città. Diverse Ong continuano a chiedere al governo di adottare iniziative per sospendere immediatamente ogni esportazione di materiali d'armamento e articoli correlati prodotti in Italia. “Nelle prossime settimane altre navi saudite potrebbero attraccare in porti italiani con l'intenzione di caricare armi. Vigileremo e manterremo alta l'attenzione per impedire che queste operazioni avvengano”, ha promesso Amnesty.

L'azienda produttrice scrive a Conte

Al premier Giuseppe Conte ha anche scritto la Teknel, l'azienda romana che ha prodotto e venduto all'Arabia Saudita dei generatori fermi in porto a Genova e al centro di una polemica con i portuali che li ritengono materiale bellico. La lettera porta la firma del direttore generale di Teknel Raffaele Greco che punta il dito contro quella che definisce una “una campagna stampa 'scandalosa' che influenza negativamente gli addetti al carico del Porto di Genova e che determina l'impossibilità di esportare le nostre forniture” che, assicura, “non sono prodotti militari e non sono destinati ad alcun esercito”.

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