Antisemitismo, in Germania 1 ebreo su 2 vuole lasciare il Paese

L'ultimo grave episodio il 9 ottobre scorso, con il tentativo di strage in una sinagoga. Berlino annuncia un piano d'azione che coinvolga anche l'Ue

Il 9 ottobre scorso, a Halle, un ragazzo di ventisette anni aveva tentato di compiere una strage in una sinagoga nel giorno di Yom Kippur. La strage è fallita, ma è riuscito a uccidere due persone. E' questo l'ultimo e più cruento episodio di una lunga lista di atti di violenze, verbali e fisiche, che hanno riportato al centro del dibattito tedesco il fenomeno dell'antisemitismo. Secondo un recente sondaggio condotto in Germania, il 27 per cento concorda con alcune dichiarazioni antisemite e con alcuni stereotipi sul popolo ebraico. Il 41 per cento ha dichiarato che “gli ebrei parlano troppo dell’Olocausto” e “sono più fedeli a Israele che alla Germania”. Anche per questo, ben 1 ebreo tedesco su 2 dichiara oggi di voler lasciare il Paese per paura di ritorsioni.

Dati su cui Berlino ha deciso di intervenire. In una intervista pubblicata sul settimanale "Der Spiegel" in occasione della Giornata della memoria, in cui si ricorda il 75mo anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz-Birkeanu da parte dell'Armata rossa (27 gennaio 1945), il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ha dichiarato che "devono essere urgentemente adottate contromisure" contro l'antisemitismo affinché i pensieri degli ebrei che meditano di lasciare la Germania "non divengano un'amara realtà con un esodo di massa".

Per Maas, "il fatto che persone di religione ebraica non si sentano più a proprio agio" in Germania è "un incubo, e una vergogna, 75 anni dopo la liberazione di Auschwitz". Nel contrasto all'antisemitismo, aggiunge Maas, "le parole non sono abbastanza: dobbiamo proteggere meglio istituzioni e comunità ebraiche, non soltanto in Germania, ma ovunque in Europa". A tal fine, il governo tedesco stanzierà 500 mila euro a favore dell'Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza in Europa (Osce). Inoltre, il governo ha annunciato una stretta su web e armi per frenare i rigurgiti nazisti. 

Secondo Maas, "ogni attacco contro gli ebrei è un attacco contro l'Europa, la nostra cultura e i nostri valori, perché l'antisemitismo è contrario a tutto cio' che l'Europa rappresenta: tolleranza, libertà, dignità umana". Il ministro degli Esteri tedesco prosegue evidenziando che la Germania deve "aprire la strada" nella lotta all'antisemitismo. Pertanto, la questione sarà al centro della presidenza di turno del Consiglio dell'Ue e del Consiglio d'Europa, che il Paese assumerà rispettivamente nella seconda metà dell'anno e a settembre prossimo, scrive l'agenzia Nova.

Maas propone un piano d'azione dell'Ue contro l'antisemitismo: "Tutti gli Stati membri dell'Ue si sono impegnati a sviluppare strategie contro l'antisemitismo". Tuttavia, "troppo pochi Paesi dell'Ue dispongono di agenzie nazionali per combattere" il fenomeno. "Cio' deve cambiare", evidenzia il ministro degli Esteri tedesco, secondo cui "vi è bisogno di una rete europea di rappresentanti di tutti gli Stati membri che colleghi la lotta all'antisemitismo in un piano d'azione europeo". Per combattere l'odio contro gli ebrei, conclude Maas, "l'applicazione della legge e una migliore protezione delle istituzioni ebraiche sono importanti tanto quanto le misure educative e di integrazione". 

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