L’antisemitismo cresce in mezza Europa, Italia compresa

Secondo il nuovo rapporto dell’Agenzia per i diritti fondamentali i membri delle comunità ebraiche si sentono sempre più minacciati

Le comunità ebraiche di mezza Europa non si sentono più sicure, anzi hanno sempre più paura. L’antisemitismo viene avvertito in aumento, e come problema sociale sempre più pressante, anche prima di disoccupazione o immigrazione. Lo rivela secondo rapporto sull’antisemitismo prodotto dall’Agenzia per i diritti fondamentali, condotto in dodici Stati membri dell’Ue (Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Spagna, Svezia e Ungheria).

La fotografia non è intera, ma per quello che si può vedere non è un bello spettacolo. Praticamente nove intervistati su dieci (89%) dei 16.395 over 16 su cui stato condotto il sondaggio ritengono che l'antisemitismo stia crescendo nel proprio Paese. Manifestazioni di antipatia si verificano, denunciano, in spazi pubblici (73%), sui giornali (71%) e nel corso della vita politica (71%), che si tratti di dibattiti extra-parlamentari o vita istituzionale. Per non parlare di internet. Le nuove piattaforme social, la vastità della rete e la difficoltà a controllare il tutto, fa del web il luogo dove più prolifera il sentimento antisemita (89%).

Tra le accuse più utilizzate a sostegno delle presunte giustificazioni delle antipatie l’atteggiamento e la condotta delle autorità israeliane nei confronti dei palestinesi (51% dei casi, secondo gli intervistati), il presunto troppo potere e l’influenza delle comunità ebraiche (43%), e lo sfruttamento a fini personalistici della tragedia dell’Olocausto (35%).

“La situazione è estremamente preoccupante”, riconosce il commissario per la Giustizia, Vera Jourova. “Settant’anni dopo l'Olocausto, sono profondamente rattristata dal fatto che 9 ebrei su 10 in Europa affermino che l'antisemitismo è aumentato negli ultimi cinque anni. Le comunità ebraiche dovrebbero sentirsi a casa e al sicuro in Europa”. Ma così non è. Da qui l’invito agli Stati membri a intervenire.

“Per me è chiaro che quando c’è un problema questo vada affrontato, come società”, dice il vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans, convinto che educazione e istruzione siano elementi chiave della strategia di contrasto all’intolleranza. “Come si fa a deumanizzare un altro essere umano? Da padre auspico che i giovani studino la storia, e guardino cosa è stato l’Olocausto”.

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