Boicottare Israele non è antisemitismo, Corte di Strasburgo con gli attivisti pro-Palestina

La Corte europea dei diritti umani richiama la Francia per una condanna per razzismo a 12 membri della campagna Bds. La sentenza mentre Netanyahu progetta di annettere la Cisgiordania

Una manifestazione per la Palestina - foto Ansa EPA/CHRISTOPHE KARABA

Criticare Israele e chiedere il boicottaggio dei suoi prodotti non è antisemitismo, ma libertà di espressione. Con questa motivazione la Corte europea dei diritti umani (Cedu) ha stabilito, all'unanimità, che una condanna penale del 2015 in Francia contro attivisti che manifestavano a favore della Palestina non aveva basi legali sufficienti e ha violato la loro libertà di espressione. Per Strasburgo la campagna di boicottaggio dei prodotti israeliani "è un'espressione politica e militante che tocca una questione di interesse pubblico".

La vicenda

Dodici persone, che facevano parte del movimento Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (Bds), erano state condannate per incitamento al razzismo e all'antisemitismo, per la distribuzione di volantini all'esterno di un supermercato con cui chiedevano il boicottaggio delle merci israeliane. La condanna era stata poi confermata in Cassazione nel 2015. La Cedu, che era stata interpellata nel 2016 da undici membri del "Collectif Palestine 68", nel suo pronunciamento afferma che "per natura, il discorso politico è spesso virulento e fonte di controversie. Tuttavia rimane nell'interesse pubblico, a meno che non degeneri in una esortazione alla violenza, all'odio o all'intolleranza". Per questo il braccio giuridico del Consiglio d'Europa condanna Parigi a pagare ciascuno dei ricorrenti 380 euro per danni materiali, 7 mila euro per danni morali e collettivamente 20 mila euro per costi e spese del processo.

L'annessione della Cisgiordania

La condanna arriva proprio mentre stanno facendo discutere a livello mondiale i piani del nuovo governo di Benjamin Netanyahu e Benny Gantz di annessione di parte della Cisgiordania, territorio palestinese già in gran parte occupato illegalmente da Israele che continua ad espandere le sue colonie nella regione, e di Gerusalemme Est, la parte araba della città santa che dovrebbe essere divisa tra israeliani e palestinesi. L'annessione di circa il 30% della Cisgiordania è prevista dal piano di pace per il Medio Oriente promosso dall'amministrazione Usa di Donald Trump, che contempla anche la nascita di uno Stato palestinese, in cambio però di pesanti condizioni come la rinuncia al diritto al ritorno dei profughi e al diritto a Gerusalemme Est come capitale della nazione. Una progetto respinto dai palestinesi che nei giorni scorsi hanno presentato al Quartetto per il Medio Oriente (Usa, Ue, Russia e Onu) una contro-proposta per la creazione di uno Stato palestinese indipendente e demilitarizzato.

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Bds: "Basta apartheid"

“In un momento in cui i cittadini europei, ispirati dalla rivolta Black Lives Matter negli Stati Uniti, stanno sfidando il brutto retaggio del colonialismo europeo, Francia, Germania e altri Paesi dell'Ue devono porre fine alla loro repressione razzista dei difensori dei diritti umani che fanno campagne per i diritti umani palestinesi e per la fine dell'apartheid israeliana”, ha dichiarato Rita Ahmad di Bds in una nota, accusando anche l'Europa di essere “profondamente complice dell'occupazione israeliana, dell'assedio di Gaza e della lenta pulizia etnica dei palestinesi a Gerusalemme, nella Valle del Giordano e altrove”. “Finché questa complicità continuerà, continueranno anche le campagne di boicottaggio”, ha promesso.

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