Domenica, 25 Luglio 2021
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Anticipare la seconda dose per fermare la variante indiana, la strategia del Regno Unito

Il premier Johnson avvisa i cittadini che alcune riaperture potrebbero slittare a causa della nuova emergenza. Nonostante lo stop ai viaggi da Nuova Delhi, la tipologia di Covid-19 si è già diffusa nell'Inghilterra settentrionale

Il Governo britannico ha deciso di accelerare i piani di somministrazione delle seconde dosi agli ultracinquantenni e ai soggetti vulnerabili per far fronte alla variante indiana, ormai diffusa in diverse aree dell’ex Paese Ue. La seconda dose Pfizer, come dichiarato dal premier Boris Johnson in conferenza stampa, verrà anticipata a otto settimane dopo la prima. Si tratta di un sostanziale cambio di strategia per le autorità sanitarie britanniche che in origine avevano deciso di ritardare la seconda iniezione a dodici settimane. Una scelta recentemente premiata dai risultati di uno studio che evidenzia una produzione di anticorpi tre volte superiore nei soggetti che hanno ricevuto la dose ‘ritardata’. 

L'allarme

Eppure, dopo il successo della campagna di vaccinazione, il Governo di Londra sembra ora nuovamente in allerta a causa della variante proveniente dall’Asia. Come precisato da Johnson durante la conferenza stampa di ieri sera, non è chiaro quanto sia trasmissibile se paragonata a quelle precedenti. “Non ci sono prove che suggeriscano che i nostri vaccini saranno meno efficaci nel proteggere le persone da malattie gravi e ospedalizzazione”, ha poi garantito il premier britannico.

A rischio le riaperture

Tuttavia “la variante indiana potrebbe interrompere seriamente la revoca del lockdown”, ha aggiunto Johnson senza nascondere una certa preoccupazione. Il primo ministro ha comunque confermato la 'Fase 3' delle riaperture che prevede la ripartenza dei luoghi pubblici al chiuso il 17 maggio. Però - ha avvertito il premier conservatore - la revoca quasi totale delle restrizioni prevista per il 21 giugno potrebbe saltare a causa del diffondersi della variante indiana.

I numeri

Gli ultimi dati indicano che i casi accertati di variante indiana in Regno Unito sono arrivati a quota 1.313, spinti dalla diffusione in alcune aree urbane dell’Inghilterra settentrionale, soprattutto nei centri di Bolton e Blackburn, e nella contea del Derbyshire, che ospita una grande comunità di origine asiatica. 

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