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"Ansia da Brexit", nel Regno Unito nuova sindrome colpisce i cittadini pro-Ue

Un gruppo di psicologi offre sedute gratis per i britannici che hanno votato per restare in Europa e che ora vivono con forte apprensione l'avvicinarsi del momento dell'addio. Tra loro, anche italiani da tempo trapiantati nel Paese

Sentono che le loro vite sono state "completamente stravolte" dopo che un referendum ha sancito l'uscita del Regno Unito dall'Ue. Molti di loro sono cittadini di altri paesi europei, tra cui anche italiani, che da tempo sono trapiantati nel Paese. E che adesso mostrano i sintomi di una nuova sindrome: l'ansia da Brexit. A scoprirlo è stato un team di esperti che ha analizzato un campione di 1.300 britannici e che adesso ha proposto di offrire una sessione di 10 sedute gratuite a chi sta sperimentando questa nuova forma di trauma.

Un vortice di tristezza

I promotori dell'iniziativa (un team di terapisti e psicologi professionisti dell'Existential Academy di Londra) hanno spiegato che l'iniziativa mira a evitare che queste persone "vengano risucchiate in un vortice di tristezza e senso di condanna" di fronte alla prospettiva della Brexit. Stando all'indagine realizzata, molti cittadini contrari alla Brexit esprimono ansia per il giorno in cui il Regno Unito abbandonerà definitivamente l'Ue: alla domanda su come stanndo vivendo questo passaggio, le risposte più comuni sono state "devastato", "arrabbiato", "depresso", "tradito" e "schiacciato dalla vergogna".

Emmy van Deurzen, professoressa di psicoterapia alla Middlesex University e fan appassionata del remain, spiega che "il voto ha colpito il nucleo della loro identità e continua a dominare la loro esperienza quotidiana. Alcuni sono ancora sotto shock e non riescono a credere che stia succedendo". I sostenitori della Brexit potrebbero liquidarle come delle sciocchezze, ma Van Deurzen è convinta che il fenomeno non sia da sottovalutare e che chi non cerca aiuto rischi di peggiorare la sua ansia. Per l'esperta il voto ha già avuto un effetto profondo su molti dei circa 3,5 milioni di cittadini europei che vivono nel Regno Unito. "Sappiamo che centinaia di migliaia di persone sono così profondamente ferite che hanno già lasciato il Paese o stanno pianificando di farlo dopo la Brexit", ha concluso.

Tensioni nel governo

Intanto, anche il governo di Theresa May deve fare i conti con l'ansia. In questo caso, le preoccupazioni riguardano gli emendamenti all'Eu Withdrawal Bill, il disegno di legge che il governo sta sottoponendo al Parlamento per convertire la legislazione europea in legislazione britannica, uno dei passaggi chiave dell'uscita dalla Ue. Il partito di maggioranza è spaccato, tanto che il sottosegretario alla Giustizia, Philip Lee, schierato su posizioni filo Ue, si è dimesso in polemica con la premier, per poter essere di libero di "dire la verità su come si sta realizzando la Brexit".

Come ha spiegato in un comunicato, Lee ha rinunciato al suo incarico per denunciare il modo in cui il governo intende a suo giudizio "limitare il ruolo del Parlamento" riguardo alla Brexit. La May aveva lanciato nella tarda serata di ieri un appello a Lee e agli altri 315 parlamentari conservatori nella Camera dei Comuni, temendo che i "ribelli" filo europei potessero, con i loro emendamenti, fare andare in minoranza il governo nelle votazioni di oggi e di domani. La legge farà infatti ritorno nella serata di oggi ai Comuni, dopo che nella Camera dei Lord sono già stati approvati 15 emendamenti al testo presentato dal governo. 

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