Martedì, 19 Ottobre 2021
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Consiglio d'Europa contro Londra: "No all'amnistia sul Bloody Sunday"

Il governo di Boris Johnson vuole fermare i procedimenti penali per i crimini commessi durante il conflitto in Irlanda del Nord: gli omicidi irrisolti sono più di 1.700

Nonostante il Regno Unito sia uscito dall'Unione europea, questo non significa che non deve più rispettare il diritto internazionale e le disposizioni della Convenzione europea dei diritti umani. Per questa ragione la commissaria per i diritti umani del Consiglio d'Europa ha criticato il piano del governo di Boris Johnson di consentire un colpo di spugna di tutti i crimini commessi durante i Troubles, il conflitto nell'Irlanda del Nord conclusosi con gli accordi di pace del Venerdì santo.

L'amnistia

Londra pensa di fermare tutte le azioni legali connesse a più di 1.700 omicidi irrisolti avvenuti in tre decenni di spargimenti di sangue e in cui sono coinvolti militanti repubblicani dell'Ira, quelli unionisti, ma anche la polizia e le truppe britanniche. Più di 3.500 persone sono morte e decine di migliaia sono rimaste ferite nel conflitto che è iniziato nei primi anni '70 ed è durato fino al 1998. Uno degli episodi più tragicamente celebri è il cosiddetto Bloody Sunday del 1972, narrato anche in una famosa canzone degli U2, quando soldati britannici spararono contro una folla di manifestanti a Derry, uccidendone 14 e ferendone 13, un crimine per cui nessuno è ancora mai stato condannato.

Le critiche del Consiglio d'Europa

"La natura generale e incondizionata dell'amnistia nella sua proposta significa effettivamente che nessuno di coloro coinvolti in gravi violazioni sarà ritenuto responsabile, portando all'impunità", ha affermato il commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Dunja Mijatovi?, in una lettera indirizzata al Segretario di Stato per l'Irlanda del Nord, Brandon Lewis, inviata il 13 settembre ma resa pubblica solo questa settimana. "Sono preoccupata per questa proposta che potrebbe portare il Regno Unito in conflitto con i suoi obblighi internazionali, in particolare con la Convenzione europea sui diritti umani (Cedu)", ha scritto la commissaria, secondo cui "al di là dell'impatto sulla giustizia per le vittime e le loro famiglie”, il piano di Londra “è anche profondamente problematico dal punto di vista dell'accesso alla giustizia e dello stato di diritto".

La ricerca della verità

A luglio Lewis ha annunciato l'intenzione di porre fine a tutti i procedimenti giudiziari nei confronti di veterani militari ed ex paramilitari, in un provvedimento che porrebbe anche fine a tutte le inchieste e le azioni civili legate al conflitto. Lewis ha affermato che il governo britannico vuole garantire giustizia alle vittime con un nuovo "organismo di recupero delle informazioni", e che l'amnistia incoraggerebbe gli ex membri dei paramilitari e delle forze di sicurezza a dire la verità sul loro ruolo nelle sparatorie e negli attentati senza timore di essere imprigionati o denunciati. Ma Mijatovi? ha affermato che l'idea si basava su "semplificazioni" e "presupposti problematici", e che ci sarebbe "una falsa dicotomia tra indagini e azioni penali da un lato, e verità e riconciliazione dall'altro". Per la commissaria non è affatto detto che gli ex combattenti sarebbero più propensi a dire la verità se il rischio di arresto fosse rimosso. "Potrebbe essere vero il contrario", ha scritto. “Offrire ai colpevoli garanzie incondizionate contro l'azione penale può indebolire gli incentivi a partecipare alla ricerca della verità. L'impunità che ciò crea può minare la fiducia necessaria affinché gli sforzi di verità e riconciliazione siano efficaci”.

Niente ancora di deciso

Anche il governo irlandese, i cinque principali partiti dell'Irlanda del Nord, tra cui i repubblicani dello Sinn Féin e gli unionisti del Dup, i laburisti e i gruppi ce rappresentano le vittime, hanno condannato il piano, bollato da più parti come una "amnistia di fatto per gli assassini". “Nel pubblicare le nostre proposte per affrontare l'eredità del passato dell'Irlanda del Nord”, era “chiaro che queste non erano destinate a rappresentare una posizione finale, ma piuttosto a informare su un processo in corso. E questo impegno, che prevede l'incontro con rappresentanti politici, rappresentanti delle vittime e sopravvissuti, è in corso", ha scritto Lewis in una risposta alla lettera.

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